02.07.2003, Bignasco

Castelli Blues Band, John Mooney

Le magie di Mooney e Castelli.. Vallemaggia Blues, brividi sulla piazza di Bignasco

Un successo il duplice concerto che la rassegna estiva ha presentato in settimana al pubblico.
Per la rassegna Vallemaggia Magic Blues, nella splendida cornice montana di Bignasco, tra antiche abitazioni di pietra con tetti di beole, la sera di mercoledì 2 luglio si è assistito ad un altro doppio concerto con la Castelli Blues Band, da Milano, e con John Mooney, direttamente dagli Stati Uniti. Alle ventuno lo spettacolo è partito con i musicisti della formazione di Vittorio Castelli, da qui il nome del combo, con Daniele Tortora al contrabbasso, Guido Cairo alla tastiera e Massimo Caracca alla Batteria. Il leader; clarinettista, sax tenorista e particolarissimo cantante, con garbata ironia ha introdotto ogni esecuzione con una sintetica spiegazione chiarendo il rapporto tra il jazz e il blues. Non è infatti casuale che brani dixieland e swing abbiamo la dizione blues non solo nel titolo proprio come la “The C jam blues”, di Duke Ellington, interpretata con generosità di assolo da parte di tutti e quattro i jazzmen. Sempre molto blusy si è ascoltato anche la celebre “Down by the riverside”, originariamente uno spiritual, portata al successo da Bunk Johnson, “She likes the boogie”, un primordiale boogie, appunto, ma anche “Dardanella”, di Edmond Hall, in origine una canzoncina melodica. Alle ventidue è stata la volta di John Mooney, carismatico protagonista del blues americano e internazionale, da solo sul palco soltanto con due chitarre, una semi acustica e una elettrica che ha alternato durante tutto lo spettacolo, il tamburellare del piede sinistro e la sua voce. La performance è stata un autentico tuffo nelle sonorità del blues d’Oltreoceano, a tratti nostalgiche ed elegiache ma anche graffianti, tra lamentosi shouts ma sempre con struggente poesia. Con lo stesso spirito dei negro ministrel che dal 1865 diffusero negli states questa musica profana, l’originalità di questo musicista sta nell’avere raccolto il loro testimone con il coraggio di rielaborare in maniera personale questo linguaggio, anche da un punto di vista ritmico, con interessanti variazioni, avvicinandosi molto ad un jazz primordiale. Quasi al termine del concerto ha anche dettato con un altro bluesman, il milanese Max Prandi, ed allo scadere della mezzanotte ha offerto, nuovamente da solo, un ultimo indimenticabile brano richiesto a gran voce dal gremito pubblico. Proprio quest’ultimo ha dimostrato di apprezzare questa felice combinazione di musicisti, uniti dal filo ideale di due diversi aspetti di una musica che a ben vedere è la stessa.

Castelli Blues Band

Vittorio Castelli (ts, cl & v), Guido Cairo (p), Pierluigi Sangiovanni (b), Massimo Caracca (d) e Nino Frasio (g) - tutti ben noti nell’ambiente del jazz tradizionale europeo - rappresentano in qualche modo un’eccezione. A differenza di tanti musicisti che pensano al blues come qualcosa di sopratutto affine al mondo del rock, la Castelli Blues Band ha la piena coscienza delle radici del jazz nel mondo della musica popolare afroamericana e soprattutto nel blues. Per questo ha accolto con entusiasmo l’invito a rappresentare nella nostra rassegna quella immensa “fetta“ di blues che percorre la storia del jazz in lungo e in largo a partire dai tempi «eroici» della New Orleans di inizio secolo, procedendo quindi nel South Side di Chicago e nella mitica Kansas City degli anni Trenta, nella Harlem dei tempi del Cotton Club fino al Modern Jazz, rievocando memorie di alcuni grandi della musica nera. Dalla collaborazione con molti grandi maestri la band italiana ha maturato una invidiabile conoscenza pratica del blues e del jazz che va assai al di là di un amore culturale “teorico“.

John Mooney

Artista energico, e nello stesso tempo cantante ispirato, dai toni caldi e penetranti, John Mooney suona il blues con uno stile tutto suo, dando grande importanza al fraseggio e all’aspetto ritmico. Molti cercano di suonare il blues nella migliore tradizione nera, ma il carisma e la sensibilità di Mooney sono ineguagliabili. Ciò che stupisce in quest’uomo è il feeling che lo anima e che lo porta, senza alcuna difficoltà, a esprimersi con la stessa intensità sia negli episodi acustici, in completa solitudine, sia in quelli elettrici in trio, situazione quest’ultima in cui riesce a non sprofondare nel chitarrismo fine a se stesso. Nato nel 1955 a East Orange (NJ), inizia a suonare la chitarra a dieci anni. Due anni più tardi si esibisce con gli amici durante le feste in chiesa o nelle coffee houses, mentre a quattordici sale sui palchi dei grandi concerti all'aperto. Lo sviluppo musicale di Mooney deve molto all'incontro – durato qualche anno - con il leggendario Ed “Son“ House, che rappresenta una delle più importanti voci del blues e che condivide, insieme a Charley Patton, la paternità del tipico stile denominato Delta Blues. Un concerto, come dimostrano lo splendido album dal vivo Travelin’ On, registrato in Germania nel 1991, e le tracce solitarie inserite nella sua ultima fatica discografica All I Want, a cui non potete assolutamente mancare!

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