23.07.2003, Ascona

Tomamichel & Friends, Tuff Enuff, Andres Osborne Band

Bosco Gurin si accende di blues con Anders Osborne Applausi anche per Tomamichel& Friends e i Tuff Enuff

Sesto appuntamento, mercoledì sera, con i concerti in piazza di Vallemaggia Magic Blues, nell’incantevole scenario di Bosco Gurin. Il villaggio fondato nel 1253 da una colonia walser, oltre ad essere il più alto comune del Ticino è anche l’unico di lingua tedesca. E proprio la formazione autoctona walser, Tomamichel & Friends, con Paolo Tomamichel, chitarra e voce, Lara Benvenga, voce e cori, J. C. Harpo, armonica a bocca, Christian Baunaz e Luca Clemenz alle chitarre, ha iniziato lo spettacolo. Un’esibizione totalmente acustica dallo stile intimista e sobrio, con digressioni country blues, che ha proposto sia brani cantati in dialetto ticinese, sia classici a due voci, come Proud Mary, di Ike & Tina Turner, e Knockin’ at heavens door, di Bob Dylan. Dopo di loro, i Tuff Enuff, dal pavese, con Ettore Ferro, voce e piano, Gianfranco Scala alla chitarra, Gianmario Longaretti al basso e Marco Stella alla batteria, hanno cambiato decisamente registro. Già da una quindicina d’anni on the road, nata dalle ceneri della Rava Brothers Band, prima formazione italiana a essere recensita dalla testata americana Livin’ Blues, questo ensemble dalle sonorità Chicago Blues, ma, grazie all’aggiunta del piano, con un occhio a New Orleans, ha offerto capolavori quali Mannish boy di Muddy Waters e In the mood di John Lee Hooker. A seguire un artista davvero unico, per la prima volta in Svizzera, il chitarrista e cantante Anders Osborne, accompagnato da Tim Green al sax tenore, Joseph Kirk al sousaphone, Doug Belote alla batteria, e, special guest, da Big Chief Monk Bourdreaux, Gran Capo delle Golden Eagles, cantante e percussionista. Il trentasettenne Osborne, musicista e autore, svedese di nascita ma naturalizzato americano, ha iniziato a suonare all’età di otto anni, e alla domanda sul perché ha deciso proprio in favore di questo genere ha risposto che la musica è la sua parola e che il blues è la sua lingua. Dotato di uno stile personalissimo, all’interno del suo repertorio riesce a sintetizzare anche un linguaggio jazzistico tendente alla fusion, come dimostrano gli assolo ipnotici del sax tenore e i continui cambi di tempo, anche sincopati, della batteria. Azzeccata, e decisamente singolare, è la scelta del bassista, Joseph Kirk, proveniente dalla storica Dirty Dozen Brass Band di New Orleans, che si esibisce suonando il sousaphone, un basso tuba a campana alta, tipico strumento bandistico, in questo caso elettrificato. Ottima anche l’intesa musicale tra Osborne e Big Chief Monk Bourdreaux, che presentano in un pregevole duetto un’infuocata Lil’ Liza Jane, finale tra spiritual e soul. Ed è proprio grazie a questi stili, oltre alla classica canzone americana condita da accenni funky, che la band di Osborne ha condotto il pubblico attraverso una world music nata dalla commistione della cultura francofona degli afroamericani delle antille e di quella dei pellirossa nativi della Louisiana. Una band da rivedere assolutamente!

Anders Osborne Band

Decretato da “Off Beat“ come il più moderno portabandiera del New Orleans sound, il chitarrista e cantante Anders Osborne si fa apprezzare per il modo in cui sa miscelare le forme classiche della musica afroamericana, creando uno stile tutto suo, che sta riscontrando grande successo fra la critica specializzata d’Oltreoceano. Blues, soul, funk, jazz, ma anche il folk e la musica delle radici di New Orleans intrisa di vibrazioni voodoo e colorata dalle atmosfere bouje convergono per definire un unicum irraggiungibile per ritmo e intensità. Musicista poliedrico (è anche compositore), ha spesso messo il suo talento a disposizione di altri grandi interpreti come è successo per le canzoni I Was Wrong e A Better Man incluse nell’album Slow Down di Keb’ Mo, che si è aggiudicato un Grammy Award. Nato in Svezia, Osborne arriva ventunenne a New Orleans nel 1987, dove si costruisce in poco tempo un’ottima reputazione. Il musicista naturalizzato americano debutta nel 1993 con un CD autoprodotto, infilando poi tutta una serie di album formidabili, tra cui l’eccezionale Living Room nel 1999. Alla sua figura di artista innovativo e personale, va aggiunta anche quella di produttore attento che riesce a trasmettere nuovi stimoli, come ha fatto con il Tab Benoit di Wetlands. Un concerto, quello di Bosco Gurin, unico per la presenza straordinaria di Monk Boudreaux (“Gran Capo“ delle Golden Eagles), con il quale esplora i ritmi e la musica del Mardi Gras Indians.

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Tomamichel Duo

Da anni un’istituzione in Ticino

Potrebbe accontentarsi dei suoi successi in ambito folk-rock, ma il suo grande amore per il blues lo ha portato parecchie volte ad esibirsi in solitaria o assieme a musicisti famosi come Benny Turner, sempre entusiasti di questo musicista ticinese dal carattere riservato.

Tuff Enuff

Nata dalle ceneri della Rava Brothers Band, Tuff Enuff è il naturale sviluppo di un gruppo storico del blues italiano: il primo ad essere recensito dall’autorevole “Living Blues Magazine“ dell’Università del Mississippi. Ettore, Ferro (p, v) racconta: «Nei primi anni era l’entusiasmo che ci faceva suonare, perché quando hai venti anni non hai ancora vissuto abbastanza il blues. La formazione era la stessa di oggi, tranne che per Gianni Rava, che, dopo più di dieci anni, è andato per la sua strada. Ho imparato qualcosa da ogni musicista con cui ho suonato: da Deitra Farr, la classe di una grande Lady di Chicago; da Michael Coleman, il significato di funky; da J. Monque D., il blues tradizionale di New Orleans e così via. Mi accompagneranno nei concerti di Riveo e di Bosco Gurin mio fratello Dave Ferro (armonica), Gianfranco Scala (g), Marco Stella (b) e Fabio Nicola (d).» Tuff Enuff nasce dunque dal desiderio di diffondere la musica di Chicago, di New Orleans e del Delta, dentro una piccola formazione dal grande cuore e da una decennale esperienza, cercando di trasmettere il calore e l’anima del blues.