23.06.2004, Bignasco

Louisiana Shakers, Tabby Thomas

Con gli Louisiana Shakers e Tabby Thomas si è scaldata la piazza

Tra gli abitati in pietra dell’incantevole piazza di Bignasco mercoledì 23 giugno è iniziata la rassegna Vallemaggia Magic Blues 2004 come un’autentica sfida al maltempo che, fino a qualche attimo prima delle 21, ha infastidito i presenti con una tediosa pioggerellina. E ad aprire letteralmente le danze, visto i giovanissimi che ballavano a ridosso del palco, ci hanno pensato i Louisiana Shakers, sei giovanotti oltre la cinquantina provenienti dall’altro capo del mondo. Tolto infatti Kindsay Meech, il loro trombettista neozelandese, gli altri cinque, rispettivamente Charlie Powell al trombone, Nick Polites al clarinetto, Ashley Keating al banjo, Peter Beulke al contrabbasso e Kevin Bolton alla batteria provenivano dall’Australia. Dopo aver scaldato l’umido ambiente con la celebre “Jambalay” e “I get drum glass, baby”, cinque dei magnifici sei si sono prodigati in generosi assolo, lasciando a una batteria suonata con fracassona allegria nei brani più ritmati, con tanto di campanaccio, e con maggiore sobrietà nei lenti, stop più o meno lunghi come collegamento tra una voce strumentale e l’altra. L’instancabile clarinetto di Polites ha arpeggiato sostenendo le voci di trombone e tromba, quest’ultima dalle sonorità raffinate e dolci forse ispirate più al linguaggio di Bix Beiderbecke che non a quello di Joe “King” Oliver. Sono risultate anche molto pulite le esecuzioni d’insieme caratteristiche di questo genere, nell’introduzione e nella chiusura dei brani, nelle quali i tre solisti hanno suonato contemporaneamente. Passando da “The second line” a “Boggie Woogie Blues” fino al celeberrimo “St. Louis Blues”, Powell ha anche deliziato il pubblico cantando alcuni brani con un timbro un po’ rauco il cui modello di riferimento è sembrato essere la voce di Bink Johnson in “Down by riverseide”, affiancato, a momenti, dal coro dei suoi colleghi. Dopo di loro è stata la volta della band di Tabby Thomas, guidata da Max Prandi, chitarra e voce, e con una potenza di fuoco che ha compreso anche un’altra chitarra, una fender stratocaster solista, più ovviamente basso elettrico e batteria. Partendo da classici come “Guitar my baby” e “Flip, flop & fly”, nelle quali le chitarre non hanno fatto assolutamente sentire la mancanza dei riff della sezione fiati, è venuto il momento in cui il loro leader è trionfalmente salito sul palco. Con una mobilità un po’ ridotta a causa di problemi di salute, Thomas, re dello swamp blues, ossia quella particolare forma di blues originaria delle paludi della Louisiana, ha ulteriormente infiammato gli animi, già abbastanza caldi. Malgrado la salute, questo monarca della musica non si è assolutamente sprecato, passando dal più classico dei brani come “Rock me baby” a ballate assai più dolci e romantiche, attraverso impasti sonori che hanno mescolato funky e r’n’b, fino al linguaggio musicale del primissimo rock ‘n roll. Il pubblico, oltre all’evidente divertimento degli stessi musicisti, ha potuto ascoltare dal vivo la particolare voce del bluesman afroamericano, un po’ bassa ma potente e capace di alzarsi di tono, il cui timbro possiede, malgrado l’età, grande spensieratezza e altrettanta forza evocativa. Last, but not least, nel finale la band ha concluso con un’evergreen come “Sweet home Chicago”, versione “Sweet home Bignasco”, e una “Dick of the baby” dall’arrangiamento tra reggae e country blues.

Louisiana Shakers

I Louisiana Shakers suonano un autentico e puro New Orleans Jazz, nello stile “down home” tipico dei grandi maestri del New Orleans Jazz Revival degli anni quaranta come ad esempio Bunk Johnson o George Lewis. Il gruppo si costituisce nell’anno 1994 e riscuote d’allora grandi successi acquistando fama internazionale grazie ai CD pubblicati sotto le etichette Newmarket (Australia), Jazz Crusade (USA) e P.e.k. Sound (Inghilterra). Nell’anno 1997, gli Shakers vanno per la prima volta ampiamente in tournee attraverso l’Europa. L’enorme successo riscontrato permette agli Shakers di ampliare maggiormente la tournee del 1998. Nel 1999 vengono addirittura due volta in Europa partecipando ai rinomati Festival Jazz tipo Haugesund (Norvegia), Gothenburg e Kungshamn (Svezia), Bude e Keswick (Inghilterra), in più si aggiungono altri concerti a Festival e nei Club in Svizzera, Inghilterra, Wales, Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia. Gli Louisiana Shakers sono orgogliosi del nome e del riconoscimento di cui godono in patria ed all’estero, ma specialmente orgogliosi sono del fatto di essere, uno dei pochi gruppi, considerati veri “Keepers of the Flame” dello stile etnico del New Orleans Jazz. Presentano la loro musica con stile e passione e dopo ogni concerto gli estimatori della loro musica aumentano.

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Tabby Thomas

Se non ci fosse stato Tabby Thomas il Bâton Rouge avrebbe avuto grandi difficoltà ad avere il suo posto sull’atlante del blues. La leggenda vivente iniziò alcune decine d’anni fa la sua carriera di chitarrista e cantante blues. La sua carriera gli fa fare esperienze in locali blues e festival di tutto il mondo. Suona accanto a personaggi di spicco come Fats Domino, Johnny Mathis, James Brown, Otis Redding e B.B. King. Dopo aver registrato ben sei dischi, è ora proprietario orgoglioso della sua casa editrice dall’etichetta “Blues Beat Record”. Tabby lo si può incontrare in diversi lungometraggi e documentari televisivi che lo hanno aiutato a diventare molto celebre sia negli Stati Uniti come in Europa. Il suo locale a Bâton Rouge, “Tabbys Blues Box” è diventato negli ultimi venti anni luogo di culto per i blues fans di tutto il mondo che sono attirati li quasi magicamente specialmente in quelle sere dove Tabby Thomas da spettacolo con il suo gruppo ”The Mighty House Rockers”. D’altro canto non c’è una stella del blues che non si sia fatta vedere nel piccolo locale. A Tabby fu chiesto un giorno di dare una definizione del suo locale e lui rispose appunto un «blues box”, e quasi mi dimentico di dirvi che quando piove fuori piove pure dentro. Nonostante la definizione di re dello swamp blues questo veterano é rimasto veramente un modesto.