21.07.2004, Maggia

The Fieldman of Blues, Walter Trout & Radicals

Acrobazie musicali con Walter Trout & The Radicals

Tra i suggestivi abitati della ridente località di Maggia e sotto un cielo finalmente estivo, mercoledì scorso, per la rassegna Vallemaggia Magic Blues, è stata la volta di due formazioni davvero trascinanti, anche stavolta all’insegna di una musica dal vivo senza fronzoli commerciali. Ad aprire la serata, persino con qualche minuti d’anticipo rispetto all’orario previsto, sono stati The Fieldman of Blues,, cinque giovanotti di Treviso, al secolo Marco Balestracci, voce e armonica, Diego Bergamin alla chitarra elettrica, Luca Morosin alla chitarra acustica, Alessandro Lorenzoni al basso elettrico e Massimo Malvone alla batteria. Partendo da uno spiritoso racconto sonoro, narrato dal cantante con l’ausilio dei quattro soci, la band ha proposto un itinerario musicale che ha affondato le radici nel Chicago Blues, e la scelta di proporre Born in Chicago non è stata affatto casuale. Grazie ad una sezione ritmica davvero onnipresente, che ha in questo modo esaltato le attitudini solistiche delle chitarre ma anche della voce, senza dimenticare l’armonica a bocca Blues Harp Hohner dello stesso cantante, tra brani e battimani come Tomorrow night e classici come Livin’ in my neighborhood, c’è stato spazio anche per una Satisfaction, classico per eccellenza dei Rolling Stones, riportata alla sue origini bluesy da un fresco arrangiamento.
Seconda formazione della serata è stata quella dei Radicals capitanati dal leader e solista Walter Tout, bluesman del New Jersey. Quest’ultimo, dagli iniziali approcci jazzistici grazie ai genitori, ha frequentato da piccolo Duke Ellington. Ha cominciato suonando la tromba, poi la chitarra semiacustica e infine è passato a quella elettrica e a un blues vagamente rockeggiante. Accompagnato da Samuel Avila alle tastiere, James Trapp al basso e Joseph Pafumi alla batteria, grazie a una chitarra dalle note tirate e una voce stridente e un po’ rabbiosa, il musicista ha sfoderato tutte le sue carte migliori per esaltare il pubblico. Partendo da suggestioni melodiche a più voci, per intenderci dalle parti degli Eagles e degli ultimi Aerosmith, a digressioni classicheggianti, con un Per Elisa, fino a puro rock’n roll in dodici battute esattamente come il blues classico, mischiato nel finale con La Bamba. Trout ha generosamente offerto al pubblico due ore di concerto. A scanso di equivoci, di blues principalmente si è trattato, dalle origini sulle sponde del Missisipi fino al r’n’b’ di oggi, assimilabile forse più a Eric Clapton che non a John Lee Hooker, almeno da un punto di vista del sound. Da notare l’esecuzione del batterista, con tanto di assolo finale tanto potente da risultare a tratti addirittura sismico, che con qualche gioco acrobatico delle bacchette ha contribuito ad infiammare gli animi dei più giovani. Ma è comunque stata questa musica, oltre i confini dei luoghi e del tempo, a dettare veramente legge, e anche stavolta il pubblico ha capito.

The Fieldman Of Blues

Dal 1991 più di 200 Concerti (ogni anno…)

Nascono nel 1991 votati a riproporre il Chicago Blues degli anni ’50, ma non passano indenni attraverso le influenze di band come Nine Below Zero e Red Devils che li costringono ad arricchire il suono soprattutto nella seconda metà degli anni ’90. A rincarare la dose è anche l’influenza dei Groundhogs di Tony Mc Phee che i Fieldman accompagnano come band di apertura nelle date venete della tournèe 1994. Al Sonny Boy di Conegliano Veneto alla fine del 1996 suonano come gruppo spalla dei Nine Below Zero e poco tempo dopo vengono invitati ad aprire il concerto dei Negrita al Velvet Club di Aviano. Nel frattempo oltre all’attività del gruppo insistono attività musicali personali. Diego Bergamin, il chitarrista della band, suona per un certo tempo con i Model T-Boogie di Giancarlo Crea e Marco Ballestracci suona in acustico col chitarrista Raffaele Bisson ed il pianista Paolo Cerato. La Band si ricompatta nel 1998 aprendo i concerti veneti di Michael Coleman and The Backbrakers. Successivamente i Fieldmen aprono per Mick Taylor, il successore di Brian Jones negli Stones, e per il chitarrista e produttore italiano Brando. I chitarristi Diego Bergamin e Luca Morosin sono rispettivamente leader di una band di rock’n’roll, “The Groovers” e di una band di funky/acid jazz, “The Gip Goer”. Marco Ballestracci ha suonato come session man nella “Bella Blues Band” di Adriano Vettore e nella Joe Henry Band. Nel 2003 hanno nuovamente aperto per Mick Taylor e nell’ambito della manifestazione “Vicenza Blues” sono stati band supporto della cantante georgiana Kay Foster Jackson.

Walter Trout & the Radicals

Da bambino, Walter Trout, viveva attorniato dalla big-band e dalla musica jazz dei suoi genitori. L’ambiente circostante lo stimolò ad avvicinarsi al suo primo strumento musicale, la tromba, ed inseguito gli permise di incontrare per la prima volta il grande Duke Ellington. “Questa fu la svolta della mia vita” si ricorda Trout “ Sono rimasto per due ore nel Backstage con Duke, Cat Anderson, Johnny Hodges e Paul Gonsalves, conversando di Jazz e d’esperienza di vita”. Sono stati simpatici, calorosi ed espansivi con me. Fui impressionato ”. Quest’incontro avrebbe potuto essere l’inizio di una gran carriera Jazz, ma l’avvento dei Beatles sui teleschermi ed inseguito nella cittadina d’origine di Trout, Ocean City, New Jersy lo contagiarono della febbre del Rock, depose la tromba e si dedicò alla chitarra acustica. Non durò a lungo ed anche la chitarra acustica fu messa da parte, dopo aver sentito Mike Bloomfield nella Paul Butterfield’s Blues Band suonare la chitarra elettrica. “Mike Bloomfield è brillante, voglio suonare la sua stessa musica!”, mi dissi. ”Basta con tutto il resto nella vita!”. Trout appese al chiodo la chitarra acustica e connesse la chitarra elettrica all’amplificatore e non guardò mai più indietro. Gli bastò poco tempo per accaparrarsi un posto nella band di Bloomfield. La capacità di Trout di dare sempre tutto nel far musica gli permise di diventare un sideman richiesto da musicisti come, John Lee Hooker, Big Mama Thornton e per cinque anni con John Mayall’s Blues Breakers e cinque con Canned Heat.Trout si guadagnò una vasta cerchia d’ammiratori, sia in Europa sia negli Stati Uniti, permettendogli un contratto con la casa editrice Provogue Records per i quali incise tre CD. Più di 400'000 copie furono vendute (e si vendono tuttora). All’estero Trout è considerato un fenomeno, i fanatici del rock e del blues frequentano i suoi concerti per essere testimoni delle sue escursioni frenetiche sulla chitarra e per vedere fin dove si arrischia ad andare. In un’indagine della BBC, Trout raggiunse il sesto posto nella classifica dei venti migliori chitarristi di tutti i tempi, subito dopo Jimmi Page. 20'000 copie vendute del disco, prodotto nel 1998, che porta il suo nome (il suo debutto americano) e finisce per un anno intiero al diciottesimo posto dei top 40 dischi meglio venduti della rivista Blues Revue. Nelle regioni del Midwest i locali sono sempre gremiti e lui viene sostenuto commercialmente su diversi mercati da Radiorock. Livin’Every Day di Jim Gaines (Blues Traveler, Santana, Stevie Ray Vaughansono) è stato prodotto dagli Ardent Studios a Memphis e apparse nel 1999. La sua popolarità aumentava e i fan pretesero un disco live. La risposta fu l’album dal titolo “Live Trout” contenente uno Show completo di Walter Trout, incisione dal vivo al Tampa Bay Blues Festival nel 2000. In seguito porta sul mercato “Go the distance”, prodotto da Jim Gaines negli studi Ardent a Memphis. “Go the distance” è stato un lavoro profondo per poter dichiarare la direzione ed il credo che ha sviluppato negl’anni trascorsi da quando si è liberato da alcune brutte abitudini. Accanto alla canzone che dal nome al disco troviamo il titolo più apprezzato dal pubblico “Message on the doorway” e “Bugle Billy” cosi come le belle sonorità di “I dont’want my MTV”. Trout ha scritto una serie di canzoni che sono caratterizzate dalla sua particolare voce e dalla sua abilità nel suonare la chitarra. Lui riesce a far gridare, piangere, ridere e sussurrare la sua chitarra, è un modello per qualsiasi chitarrista. In una sola canzone riesce ad incorporare gli stili degli ultimi cinquant’anni senza perdere il suo stile personale.

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