05.08.2004, Cevio

Mandolin Brothers, Sandra Hall

Il Magic Blues si è concluso a Cevio con Sandra Hall

Sotto un maestoso cielo stellato giovedì 5 agosto è stata la serata conclusiva del „Vallemaggia Magic Blues“, edizione 2004. E s’è vero che ogni cosa, anche la più bella, prima o poi finisce è altrettanto vero che si è trattato di una conclusione davvero trionfale. Ad aprire la serata sono stati i “Mandolin Brothers”, con Alessandro “Jimmy” Ragazzon voce e armonica a bocca, Gianpaolo Canevari e Bruno deFaveri alle chitarre, e ai mandolini, Stefano Cattaneo, tastiere e fisarmonica, Riccardo Fortin al basso e Daniele Negro alla Batteria. La loro performance è stata un mix di blues & ballades, dalle testuali parole di Ragazzon, che di tanto in tanto si è aggiunto come terzo chitarrista con la sua acustica, e che ha tirato per tutto il concerto con la sua voce calda e un po’ tirata. Da un pezzo forte adatto a un’apertura, come Shot gun rider, a una particolare Bombay skyline fino alla struggente Willin’ di Lowell George, i Mandolin hanno dato un’ulteriore prova di grande maturità all’interno di un repertorio di brani quasi interamente loro. Dal sound un po’ più tirato, e forse sporco, e dalle ritmiche un po’ più spinte, da sentire le piccole innovazioni della batteria, rispetto all’ultima esibizione in Vallemaggia, complice il prato di Cevio i sei bluesman vogheresi hanno dato luogo a una piccola Woodstock dalle sonorità originali e dagli echi del migliore country blues, assai gradite anche dai più piccini ammassati sotto il palco.
Dopo una serie di ringraziamenti di rito ad opera degli organizzatori del festival, il terzetto Anrig, Dadò e Lafranchi, è venuto il momento delle “Gnola Blues band”, con Maurizio Glielmo, chitarra e voce, Roger Mugnaini, tastiere, Massimo Negri, sax alto, Lilian Stoimenov, tromba, Tiziana Cimasch al basso e Massimo Bertagna alla batteria, che dopo un tris di pezzi di apertura ha finalmente presentato la vocalist Sandra Hall. Nata ad Atlanta ma celebre in tutti gli States, e non solo, quella che potremmo definire la leonessa dell’r’n’b ha ruggito con grande forza e generosità in ogni brano attraverso un itinerario che è andato da un Chicago style più moderno fino, almeno idealmente, al dinamitardo repertorio del film “The Blues Brothers”. In un ambito musicale in cui l’appannaggio è quasi esclusivamente maschile, non a caso bluesman è al maschile, la Hall, con una voce al contempo potente e ammaliante, a dalla buona estensione vocale, ha eseguito con malinconica dolcezza anche The dock of the bay, l’evergreen di Otis Redding, per poi passare a una dirompente Sweet home Chicago, complice una ritmica ben sostenuta e una sezione fiati davvero notevole e dagli arrangiamenti tanto freschi da risultare quasi swing. Della Hall è da sottolineare anche una presenza scenica e una sensualità invidiabili, degni di Tina Turner, malgrado non sia più un’esile ragazzina, e un’indubbia capacità artistica di stuzzicare il pubblico con ammiccamenti che non scadono mai nel volgare. Senza nulla togliere all’ottima performance dell’artista, è doveroso aggiungere che quando è una voce a proporre musica, meglio se femminile, gli animi europei il cui retaggio culturale di fondo resta l’opera, da Mozart a Verdi, raramente restano insensibili. Infine è una personale soddisfazione che sia stata una band del nostro continente ad accompagnare questa cantante, il che significa che il blues è ormai nostro patrimonio culturale, per chi lo considera ancora la musica del diavolo.

Mandolin Brothers

Uno dei gruppi più longevi e più attivi sulla scena italiana. Con 5 dischi ( perlopiù con composizioni originali) la loro storia è ben documentata. Hanno raggiunto un livello musicale molto elevato, mantenendo negli anni il loro stile molto particolare, senza per questo svilupparlo ulteriormente, arricchendolo sempre di nuove sonorità.

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Sandra Hall

La cantante nata ad Atlanta rappresenta una delle voci più autorevoli del blues contemporaneo; una vera forza della natura, strettamente legata ai modelli espressivi sia del più ruspante soul meridionale, sia del blues elettrico di Chicago. Sandra Hall si forma artisticamente nell’ambiente gospel, subendo ben presto il fascino del blues moderno. Le primissime esibizioni, durante le quali si fa interprete della musica di Big Mama Thorton e di Otis Redding, lasciandosi ispirare da due raffinate vocalist come Etta James e Koko Taylor, la portano a calcare le scene del circuito blues delle metropoli americane. Conferma così lo spessore e il carisma che le permettono di collaborare con i più grandi esponenti della black music d’Oltreoceano (Joe Tex, B.B. King e molti altri). Nel 1990, con la partecipazione al Festival Jazz di Montreux (concerto di apertura della notte blues dedicata a John Lee Hooker), inaugura il suo primo tour europeo. Grintosa, trascinante e travolgente, Sandra Hall esalterà le proprie doti vocali e la sua presenza scenica affidandosi nel concerto di Maggia al rhythm and blues dirompente della non meno conosciuta Gnola Blues Band.