27.07.2005, Maggia

Blues Lee, Tolo Marton

Il chitarrista italiano Tolo Marton al Vallemaggia Magic Blues

Non mi definisco un musicista blues. Io interpreto la musica che mi piace, quella che ascoltavo e amavo, da giovane. Anche i brani di mia composizione hanno chiari riferimenti a quell’epoca. Anzi, con il mio nuovo trio, presento un concerto molto più orientato verso il rock, che non con i Lostiguana (n.d.r. che lo accompagnavano fino allo scorso anno). E che epoca, quella citata da Tolo Marton, si sta parlando degli anni migliori del rock! Il meno che si possa dire è che la rassegna valmaggese sta sempre più diventando il palcoscenico dei migliori chitarristi in circolazione in Europa e negli Stati Uniti. Nulla di particolarmente strano, la chitarra è da sempre la regina degli strumenti sia del blues che del rock. La tendenza era già stata segnalata al termine della scorsa edizione, nella quale avevano primeggiato i gruppi di Walter Trout, Anthony Gomes e Stevie Cochran, tre grandi axeman. Dopo aver ammirato settimana scorsa un inarrivabile Popa Chubby, al pubblico, sempre più affezionato al Magic Blues, è toccata finalmente, per la prima serata di Maggia, l’esibizione di Tolo Marton, da diverse parti indicato come il miglior chitarrista italiano. Marton all’idea si schernisce, ma il concerto proposto dal simpatico chitarrista veneto ha confermato la sua notevole versatilità sullo strumento. Chi parla di “magia della sei corde” non esagera affatto. Con il suo nuovo trio, che lo asseconda alla perfezione, Marton sembra godere di maggiori spazi di manovra, che gli permettono di spaziare da genere a genere. Egli è capace infatti di passare da brani quasi hard rock a ballate di sapore country. Ha iniziato il concerto con un brano atipico di Carlos Santana, passando poi a Rock me baby di B.B.King. Da sempre ammiratore di Jimi Hendrix (e chi non lo è!) e vincitore del Jimi Hendrix Award nel 1998, anche questa volta ha proposto due brillanti cover del mancino di Seattle, Red house e Fire. Nel suo stile confluiscono vari grandi chitarristi degli anni settanta. Uno di questi è Rory Gallagher, al quale Tolo Marton si ispira per alcune sue composizioni originali. Due le cover ascoltate di questo altro gigante della sei corde, tra cui la famosa Laundromat (per chi non conoscesse questo straordinario chitarrista irlandese consigliamo vivamente l’antologia Big guns, un doppio compact disc appena uscito). Simpatico, a metà concerto, il siparietto western, con citazioni di brani tratti da famose colonne sonore di film epocali, comprese alcune di Ennio Morricone. Pezzo forte, a mio parere, del concerto la sempre stupenda Alpine valley, un brano lento da pelle d’oca, che ricorda vagamente certe atmosfere di Stevie Ray Vaughan. Scorrendo l’articolo compaiono solo nomi leggendari della storia della musica e il concerto del chitarrista di Treviso è una vera finestra aperta su quel mondo. Doverosa segnalazione per il gruppo fiammingo Blues Lee, un quintetto belga molto coinvolgente, che ha aperto in modo spelndido la serata di Maggia. Brani essenzialmente blues e rhythm’n’blues, ma con chiari accenni jazzy, molto interessanti, e curiosi rimandi, in un paio di brani, al blues “sghembo” di Captain Beefheart e della sua Magic Band. Un gruppo che merita grande considerazione, che sicuramente rivedremo come protagonisti durante la prossima edizione del Vallemaggia Magic Blues.

Blues Lee

La Band Blues Lee nasce nel 1995 e in soli due anni si impongono in prima fila sulla scena blues belga. Nel 1996 il primo grande impegno al Festival belga „Bluesparade“ e un anno dopo inaugurano il Festival del Rhythm and Blues a Peer. Colpo dopo colpo riescono apparentemente senza grossi sforzi a convincere ed entusiasmare i fans del Blues di tutta Europa, non suonando più solamente nei Clubs in Belgio e in Olanda, ma anche nei più grandi festivals europei. I Blues Lee sono una Live Band nel vero senso della parola. Le loro esibizioni vanno di gran lunga oltre alle solite 12 battute di musica. Nella miglior tradizione del grande T Bone Walker intrattengono il pubblico con uno spettacolo estremamente unico con materiale e canzoni proprie: testi pungenti e spiritosi, intrattenimento e divertimento al più alto livello, racconti, ritmi di danza estasianti, quello che si dice una vera Feel Good Music. In ogni concerto si sente e si vede come questi ragazzi abbiano trovato nella musica il loro comune denominatore. Swing, Jump e R&B con un Feeling eccezionale – e da non dimenticare quel pizzico di umorismo in ogni momento. La „polizia del Blues“ non sarà sicuramente sempre d’accordo con le loro esibizioni – ma anche musicisti come Howlin’ Wolf e Robert Johnson spesso non si sono interessati ai puristi. L’importante è il risultato e quando si ascoltano canzoni come „Boogie Trap Cat“ o “She Wrote A Bye Bye Letter With My Name Spelled Wrong“ si comprende perché i critici del Blues definiscono oggi questo gruppo: „Un complesso con stile“, „un grande complesso classico“ e affermano che „i Blues Lee sono Killers con la K maiuscola“.

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Tolo Marton

Il guitar hero italiano per eccellenza

Il suo stile musicale è il rock classico, ricco di influenze importanti quali Jimi Hendrix, Rory Gallagher, Nils Lofgren, Miles Davis e B.B. King. Da giovane ebbe una breve parentesi con il gruppo Le Orme (“Smogmagica”), che lo rivelò al mondo intero. Da allora ha iniziato una lunga carriera solista, collaborando con giganti quali Jack Bruce e Ginger Baker. Nel 1988 vinse il “Jimi Hendrix Electric Guitar Festival” a Seattle, ricevendo lodi personali dal padre di Hendrix. Alla testa di un solido trio Tolo Marton percorre ancora oggi con grande successo i maggiori festival europei e americani.

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