12.07.2006, Maggia

Max DeBernardi Quartet, Jimmy D.Lane & Blue Earth

L’amore di Jimmy D.Lane per Stevie Ray Vaughan

Nelle passate edizioni di Vallemaggia Magic Blues la piazza di Maggia ha sempre ospitato chitarristi d‘eccezione. Anche quest’anno Hannes Anrig non ha voluto essere da meno ed ha estratto dal suo cappello magico un altro grande musicista, Jimmy D. Lane. Dopo Walter Trout, Rudy Rotta e Tolo Marton, dunque un altro chitarrista, che ha letteralmente inondato la piazza di note torrenziali, sparate dalla sua Fender bianca, invero parsa un po’ troppo distorta. Un vero e proprio power trio, con una sezione ritmica granitica, in cui spiccava la classe di un indiavolato batterista, giusto supporto alla straripante verve del leader, dotato inoltre di una voce baritonale molto particolare. Una bella sorpresa, non c’è che dire, soprattutto pensando al tipo di musica suonata dal nostro, quando militava a fianco di suo padre, il mitico Jimmy Rogers. Dalle prime note si intuiva l’amore di Lane per Stevie Ray Vaughan e dopo uno strumentale per scaldare l’ambiente, nel quale il nostro ha dimostrato la sua classe cristallina alla chitarra,ecco il gruppo partire con “Mary had a little lamb”, uno dei cavalli di battaglia di Stevie appunto. Accanto a brani tipicamente Chicago Blues, il nostro ha alternato cover da tutti i grandi power trio degli anni settanta. E allora via con Jimi Hendrix, di cui ha presentato “Hey Joe” e soprattutto una tirata versione al fulmicotone, altro chiaro rimando a Stevie Ray Vaughan, di “Voodoo Chile (slight return)”. Era poi la volta, tra un brano originale e l’altro, di una splendida “White room” dei Cream di Eric Clapton. Chiusura ancora con un brano di Stevie Ray Vaughan, “Pride and joy”. In un’ora e mezza di concerto non un attimo di stanca. Decisamente un altro evento da inserire nella “bacheca” di questo Festival che non smette di stupirci e ogni volta propone nomi quasi sconosciuti alle nostre latitudini, ma di grande spessore. In apertura di serata il collaudato quartetto di Max De Bernardi, altro chitarrista d’eccezione, sempre più convincente. Non per niente il pubblico ha richiesto addirittura due bis! Dopo una prima parte in stile country blues (da citare “Just because”), il gruppo si è spostato sul Delta (bella la versione di “Nobody’s fault but mine”) e a Chicago, per terminare il set con un brano dal sapore Rock’n’Roll.

Jimmi D.Lane & Blue Earth

Jimmy è cresciuto nell'ombra di suo padre, il leggendario Jimmy Rogers. Rogers, insieme a Muddy Waters erano diventati “i padri” del celebre sound del Chicago Blues del dopoguerra. Gli amici di suo padre rappresentarono un vero “Who's Who” dell'era d'ora del Chicago Blues degli anni 50 e 60: Musicisti come Louis e Dave Myers, Robert Junior (Lockwood), Johnny Littlejohn, Muddy e Big Walter e Wolf erano ospiti regolari nella casa paterna di Jimmy D. Lane. …”All’infuori delle tradizionali Jam Sessions c’erano tutti i tipi di Sessions: “Chicken Sessions”, “Meat Sessions” e “Fish Sessions”…” dice Jimmy Junior ridendo. “Oltre mio padre erano esattamente questi musicisti che mi hanno cresciuto.” Le storie che oggi raccontano Buddy Guy ed altri musicisti più giovani sono vere: “Queste leggende del Blues ci hanno insegnato tutto e non si sono mai stancati di spiegarci anche i minimi dettagli”. James Cotton mi disse però anche: …“Nessuno può insegnarti qualcosa se non c’è l'hai già dentro di te, Boy”.“Tutti mi chiamavano sempre “Boy”. “Ma c’erano anche Albert King e B.B. King e i miei amici Stevie Ray e Jimi Hendrix. Sono stati soprattutto loro che mi hanno indotto a comprare la mia prima chitarra. E’ costata 59.-$ ed era tutto il denaro che possedevo in quel momento”. Jimmy Junior si è esibito per anni da un lato con le Band di suo padre e i suoi amici, nello stesso periodo però anche con i suoi amici Stevie Ray e Jimi Hendrix. Non è più possibile nemmeno per i critici più capaci ad elencare tutte le attività di Jimmy D. Lane. La morte di suo padre nel dicembre del 1997, ha dato forzatamente inizio alla sua carriera da protagonista come Bandleader, chitarrista e cantante.

Max DeBernardi Quartet

Si forma musicalmente alla fine degli anni ’70 ascoltando i grandi maestri del Country Blues (Blind Blake, Leadbelly, Rev, Gary Davis, Sam Chatmon, Son House, Mississippi John Hurt…) forgiando ben presto uno stile personalissimo che lo porta a suonare in tutta Italia sia in locali del circuito blues che in manifestazioni in piazza. Grande conoscitore del genere Country Blues, viene invitato a partecipare ai più importanti festival nazionali dedicati a questo genere di musica ( Sestri Levante, Rovigo Delta Blues, Trescore Blues Festival, Rapperswill Blues’n’Jazz, Saint Gallen, Glarus Open Air, Lugano Blues to Bop, Lario Blues and Jazz) riscuotendo ovunque un grande successo di pubblico e critica. Con Beppe “Harmonica Slim” Semeraro forma i Blue Steam Duo proponendo un repertorio che attinge dalla tradizione Country Blues degli anni ’20 e ’30 con particolare attenzione verso la ricerca del “suono vintage” rigorosamente acustico, dal valore di documento per un genere in via di estinzione. Già pubblicati con Blue Steam Duo Stories We Can Tell (2001), Life Lines (2004), come solista: These Blues won’t let me rest (2002). Compare anche in diverse compilation edite dalla Sony, fra le quali si ricordano “Blues in Italy” e “Blues in Italia”