26.07.2006, Avegno

Marco Pandolfi & the Jacknives, Big Bill Morganfield

Big Bill Morganfield ad Avegno

La sera precedente sul palco dapprima Marco Pandolfi e i suoi Jacknives, di ritorno in Vallemaggia, dopo il bel concerto di due anni or sono. Gruppo interessante, nel quale spiccano il leader all’armonica e un interessante chitarrista, molto influenzato dai due King, Albert e B.B., con buone prospettive per il futuro. A seguire Big Bill Morganfield, autore tutto sommato di un buon set. Partito in sordina (non paiono molto brillanti le sue composizioni), il concerto ha preso quota quando, aiutato anche dal pubblico molto caloroso, Morganfield ha intonato alcuni classici del padre Muddy Waters, aiutato dallo “special guest” Marco Pandolfi, che ha arricchito una “line up” parsa non particolarmente inventiva, se si esclude un ottimo batterista. Rispetto all’esibizione a Piazza Blues dello scorso anno, un miglioramento sensibile comunque.

Big Bill Morganfield

Suonare blues e chiamarsi Morganfield di cognome non deve essere affatto semplice immaginate poi se si è il figlio del grande Muddy Waters. Big Bill nasce a Chicago nel ’56, dal padre eredita la voce, il talento e la presenza scenica. Consapevole dell’importante eredità, affronta il proprio lavoro con grande impegno e tanto amore, cercando continuamente di perfezionarsi. Inizia a suonare Blues, solo dopo la morte del padre avvenuta nel 1983, perché era un suo desiderio e si sentiva in dovere di continuare la sua opera anche se per un figlio non è evidente. Così dopo sei lunghi anni di studi, di notti passate ad esercitarsi assieme a noti musicisti, Big Bill tiene nel 1989 il suo primo concerto assieme a Lonnie Mack ad Atlanta City sul prestigioso palco del “Central Stage”. Il successo fu tale che sulla sua scia incide un Lp sul Blues contemporaneo. Segue un periodo di vicende alterne nel quale cerca una sua dimensione, fino a quando nel 1997 fonda la sua prima Band la “Stone Cold Blues Band” con la quale partecipa nel 1998 al famoso “Tribute To Muddy Waters” al Kennedy Center di Washington. Da allora partecipa a Festival Blues in tutto il mondo, ricevendo dalla critica lusinghieri apprezzamenti. Dopo un periodo di concerti ritorna a Chicago, dove decide di lavorare ad un suo progetto, avvalendosi della collaborazione di vecchi amici del padre quali Bob Margolin, Willie Smith e Paul Oscher. Nel gennaio 2001 pubblica un album che è un vero tributo a suo padre e allo stesso tempo un’occasione per riproporsi all’attenzione del blues mondiale; alcuni brani quali “The Sante Thing”, “Baby How Long”, “Diamonds at your feet” e “I just keep lovin’ her” faranno venire i brividi a molti. Ora è atteso con sentita trepidazione dai molti fan’s del grande Muddy Waters, che vedono in lui la continuazione di quel sound un po’ grezzo, pieno d’atmosfere della vecchia e mitica “Chicago Blues Band”, chi l’ha sentito lo scorso anno a Piazza Blues potrà confermarlo.

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Marco Pandolfi & Jacknives

Marco Pandolfi & The Jacknives nascono da una esigenza fondamentale: suonare il blues senza compromessi. Gli obiettivi sono di recuperare la tradizione del primo blues elettrico, con un suono scarno e viscerale e il desiderio di rendere omaggio al feeling dei maestri neri. La band è un classico quartetto, composto da musicisti attivi già da molti anni sulla scena blues italiana: Marco Pandolfi (voce e armonica), Marco Gisfredi (chitarra), Federico Patarnello (batteria) e Luca Bernard (contrabbasso). I quattro sono mossi dalla ferma volontà di evitare i soliti standards e clichés del blues, preferendo un approccio al suono all'insegna della dinamica più che del volume, con un repertorio basato sui classici, alla riscoperta degli artisti blues meno noti. I Jacknives intraprendono un'intensa attività live nei clubs e festivals di tutt'Italia, avendo l'opportunità di esibirsi prima di artisti quali Roomful of Blues, Junior Watson, Brian Auger, Sean Costello, Nine Below Zero, e altri. Nel gennaio 2004 accompagnano in Italia il sassofonista-armonicista Michael Peloquin (San Francisco), mentre nella primavera dello stesso anno fungono da back-up band per il cantante-chitarrista Richard Ray Farrell (New York, USA). Nel luglio 2004 i Jacknives pubblicano il loro disco d’esordio, "Step Back Baby", un omaggio alle sonorità e agli artisti che più li hanno ispirati.

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