27.07.2006, Avegno

Paul Camilleri, Ronnie Baker Brooks

Gran finale con Ronnie Baker Brooks

Si è conclusa sotto un vero diluvio di note, sparate dalla Fender del formidabile Ronnie Baker Brooks, la quinta rassegna blues valmaggese. E non poteva essere migliore il gran finale, con Brooks a suonare tra il pubblico in delirio e regalare due ulteriori bis, come tutto il concerto, carichi di adrenalina allo stato puro. E’ stata indubbiamente questa la serata principe di Vallemaggia Magic Blues targato 2006. Prima dell’affiatatissimo quartetto di Ronnie Baker Brooks, ha infatti aperto Paul Camilleri, che non ha fatto altro che confermare quanto di buono si parla su di lui. Un Power Trio vecchia maniera, che rimanda in linea diretta ai capostipiti del genere Rock-Blues. Innegabili le influenze dei Cream, di Jimi Hendrix, Stevie Ray Vaughan e, più di recente, di Popa Chubby, e soprattutto di uno dei nuovi astri nascenti, Joe Bonamassa. Musica graffiante suonata senza compromessi, che ha messo in evidenza le qualità del chitarrista maltese, ma residente a Winterthur, interessante anche come compositore. Quasi tutti suoi i brani presentati e cover non scontate, come “I’ heard it through the grapewine”, portata al successo da Marvin Gaye prima e dai Creedence Clearwater Revival poi e il bis “Pride and joy” , una rivisitazione molto personale del brano di Stevie Ray Vaughan. Ad accompagnarlo una sezione ritmica possente. Ancora più pirotecnico il set di Ronnie Baker Brooks (uno dei migliori visti in queste cinque edizioni della rassegna) e non è una sorpresa che sia stato votato miglior artista blues del 2005. Finalmente un musicista che è riuscito a liberarsi dal pesante fardello di cotanto padre, il mitico Lonnie Brooks, e a convincere con uno stile molto personale. Assimilata la lezione dei grandi (John Lee Hokker, Albert King e così via) e trovato un equilibrio tra le contaminazioni più recenti, possiamo tranquillamente affermare che Brooks è uno dei più grandi innovatori del Blues, e segnatamente del Chicago Blues. Certamente, assieme al concerto di Nick Moss, il più interessante, per quanto riguarda l’evoluzione di questo genere musicale. Non un attimo di stanca per le due ore filate di “show”. Cala così il sipario sulla quinta edizione di Vallemaggia Magic Blues. E a molti rimarrà a lungo nella memoria quanto offerto in queste settimane e soprattutto il gran finale con il set di Ronnie Baker Brooks, nella speranza di poterlo riascoltare ancora in Ticino.

Paul Camilleri

Competente miscela di rock, blues e rhythm’n’blues

Chi ha occasione di ascoltare Camilleri non lo crederebbe mai di Winterthur, ma lo riterrebbe nativo di Chicago. Come “special guest” ha suonato con grandi del blues, quali John Mayall e Popa Chubby. Ha iniziato anche una propria fulminante carriera e pubblicato anche dischi a suo nome. Nessuno può ormai fermarlo.

Ronnie Baker Brooks

Il nuovo migliore artista blues.

Ronnie Baker Brooks è il figlio del grande blues man Lonnie Brooks, una star della casa discografica Alligator Records. Ha calcato per la prima volta il palcoscenico a nove anni, suonando con Lonnie al "Pepper's Lunge” di Chicago. “Mio padre mi disse che se avessi imparato le canzoni "Messin with Kid" e "Reconsider Baby" mi avrebbe permesso di suonare con lui il giorno del mio compleanno". Ronnie ci riuscì e la sua esibizione catturò moltissimo il pubblico: "il più bel compleanno della mia vita". Si unì a tempo pieno con la band del padre nel 1986 e si realizzò come chitarrista, cantante e compositore. Ronnie suonò per la prima volta da solo nel 1992 al Festival di New Orleans, sostituendo il padre Lonnie che era malato. La notte seguente si esibì a Memphis, mentre uno dei suoi idoli, Albert King, lo guardava da dietro le quinte. "La pressione era al massimo: ero preoccupato per mio padre e sapevo che dovevo dare il meglio, ma quanto Albert King mi dimostrò il suo appoggio, seppi che ero sulla strada giusta”. Ronnie ha suonato sul palcoscenico con molti giganti del blues quali Albert Collins, Steve Ray Vaughan, Luther Allison e Buddy Guy. Ha lavorato con molti artisti di talento come Junior Wells, Eric Johnson, Johnny Lang, Slash, Kenny Wayne Shepherd and Keb Mo. Ronnie si è lasciato influenzare da personaggi quali Jimi Hendrix, Steve Ray Vaughan, Albert Collins, Muddy Waters, ma soprattutto dal padre, che considera il suo migliore amico e mentore: ”Mio padre si riflette in tutto quello che faccio nella vita: perché lui mi ha insegnato tutto quello che so. Mi ha insegnato ad essere un uomo. Ed avere il rispetto per me stesso e per gli altri. Anche adesso che non suono più con lui, mi accorgo sempre di più come sia grande la sua influenza”.

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