09.08.2007, Cevio

Guitar Ray & the Blues Gamblers, Ten Years After

I mitici Ten Years After a Cevio

Come era facile prevedere i mitici Ten Years After hanno convogliato più di 2200 spettatori al concerto di Cevio. La curiosità era tanta, visto che in organico manca la figura di spicco del combo, vale a dire Alvin Lee.
I tre superstiti, ora guidati dal batterista Ric Lee (nessuna parentela), hanno pensato bene di trovare soprattutto un chitarrista dotato, che potesse far dimenticare colui che all’epoca veniva definito “ la chitarra più veloce del Rock”. E il giovanissimo Jim Gooch è uno stratosferico chitarrista, un misto incredibile di tecnica (vengono in mente Joe Satriani e Steve Vai) e inventiva. È indubbiamente riuscito a “ modernizzare” il sound del gruppo, confermando altresì che gli altri musicisti erano e sono dei comprimari, anche se di buona caratura! Ma se il concerto è stato sicuramente di livello soddisfacente, i brani tratti dal cd Now (2005) risultano inferiori alle grandi opere del passato. Manca insomma la vena compositiva del migliore Alvin Lee ( e la sua voce inconfondibile), all’apice in album come Stonedhenge, Ssssh e Cricklewood green. Da quest’ultimo i Ten Years After hanno infatti presentato due brani. Quello di apertura Working on the road e l’immancabile Love like a man, uno dei momenti topici del concerto, assieme al grande classico Good morning little schoolgirl ( da Stonedhenge) e I can’t keep from crying sometimes, palestre ideali per gli incredibili assolo di Gooch. Chiusura come da copione con la Woodstockiana I’m going home. Peccato per i problemi tecnici e per la lunga attesa prima di iniziare il concerto. Quarantacinque minuti sono veramente troppi anche per i fans incalliti. Ha aperto la serata Guitar Ray con i suoi Blues Gamblers, gruppo grintoso, nel quale spiccano proprio le doti di granitico chitarrista e cantante del leader, già sentito lo scorso anno a Cavergno. Il set presentato dalla band ligure ha pescato soprattutto nelle sonorità anni ’ 50, con evidenti richiami al Rockabilly e al Rock’n’ Roll, non disdegnando comunque gli anni ’ 60. Da segnalare belle cover di brani di Jimmy Rogers, Otis Rush e Clarence “ Gatemouth” Brown.

Guitar Ray & the Blues Gamblers

Una band ligure che suona con convinzione nel solco della tradizione blues americana è una grande sorpresa; se n'è accorto pure Otis Grand che al termine di un tour italiano si è dato da fare per produrre “New Sensation”, l’album di esordio. The Blues Gamblers vantano esperienza internazionale grazie alle numerose collaborazioni con artisti di spicco del calibro di Fabio Treves, Sonny Rhodes, Johnny Sansone, Keith Dunn, Linda Wesley e Otis Grand, ovviamente, dai quali hanno assorbito “groove”, “feeling” e capacità di coinvolgimento negli eventi live. Ray colpisce per la sua voce pastosa e granulosa, perfettamente calata nel genere, e la sua chitarra, a tratti strepitosa per feeling e padronanza dei timbri e delle sfumature - vintage - che creano la differenza; artista tra i più quotati nel circuito Blues Italiano ed internazionale, ha partecipato con la sua Band alle più grandi manifestazioni Blues Europee. Ray è accompagnato al pianoforte da Henry “red eyes” Carpaneto da tre anni nella Otis Grand big Blues Band di Londra, al basso elettrico da “Roy” Gabriel Dellepiane e alla batteria da Andrea “Rocco” Costanzo.

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Ten Years After

Esistono delle band che solo nominandole, i fans hanno già gli occhi lucidi. Ten Years After fanno sicuramente parte di queste. Il loro stile é unico e il loro sound inconfondibile. Nonostante siano sulla scena musicale da più di trent’anni, sono sempre rimasti giovani. Ed eccoli di nuovo in tournee a celebrare il loro sound trascinante che li ha fatti immortalare nel tempo al più tardi dopo il Woodstock-Festival del 1969. Il loro primo album si intitolava semplicemente: „Ten Years After“. Siamo nel 1968, e lentamente al firmamento della musica appare una stella che ancora oggi brilla... C’era un giovane uomo, del quale le mani sfrecciavano sulle corde della sua chitarra talmente veloci che non si era mai visto prima. Alvin Lee era il suo nome. Si é attorniato di musicisti che la pensavano come lui e ai quali non importava niente delle Hitparade. Dopo i primi dischi seguono velocemente le grandi tournee attraverso l’Europa e soprattutto gli Stati Uniti. E poi: Woodstock e „I’m Going Home“, che ancora oggi rappresenta un Solo troppo difficile per la maggior parte dei chitarristi. I Ten Years After hanno avuto un successo strepitoso. Con Cricklewood Green e Watt (1970) vennero 20.000 persone a New York per vederli. “Love Like A Man“ era il topseller in assoluto e „A Space I Time“ con „I’d Love To Change The World“ erano nelle prime posizioni nel 1971. Dopo „Positive Vibrations“ e una tournee d’addio i quattro musicisti si sono separati. Alvin Lee non aveva più voglia di andare in tournee con i vecchi soci della band. I TYA hanno cercato a lungo un degno sostituto al congeniale frontman. In Joe Gooch, a Leo Lyons, Chick Churchill e Ric Lee credono di aver trovato il chitarrista che fa dimenticare Alvin. Nel 2004 é apparso il CD „Now“ che accompagna il loro grande Comeback sulla scena internazionale.

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