17.07.2009, Bignasco

Melody Makers

Un vera parata di “Magic “ stelle a Maggia
di Giancarlo De Bernardi


Già nelle scorse edizioni vi erano stati grandi artisti ad animare la piazzetta di Maggia. Si pensi a Walter Trout o a Tolo Marton. Quest’anno abbiamo avuto la fortuna di assistere ad una vera parata di stelle, che ci ha portati fin quasi alle due di mattina! Un grande plauso va a Riki Braga, perno attorno al quale ruotano i CrossFires, un gruppo ormai di caratura internazionale, con musicisti di comprovata esperienza, quali il chitarrista Claudio Bazzari e il tastierista Aldo Banfi, che vantano trascorsi con Lucio Battisti e Mina, tanto per fare due nomi. Il gruppo ha ospitato man mano musicisti che ne hanno fatto la storia e ha costituito da supporto ai due grandi interpreti previsti in cartellone, Terry Robb e Dana Gillespie.
La prima ospite è ormai nota al pubblico ticinese, Judith Emeline Rowe, una cantante dotata di una voce bellissima e di una sicura presenza scenica. E’ stata poi la volta di Max Dega, primo grande chitarrista dei CrossFires, accompagnato dalla esuberante cantante americana Bev Perron. A seguire una sorta di rimpatriata: Ronnie Jones, che molti ricorderanno grande interprete dell’omaggio a Ray Charles di qualche anno fa e Tim Hinkley, grande tastierista, per la seconda volta in pochi giorni in Ticino. I due hanno ripreso vecchi cavalli di battaglia di quando suonavano assieme negli anni ’60 (“Midnight hour” di Wilson Pickett per esempio), per terminare con una splendida cover di “Can’t find my way home” dei Blind Faith, mitico supergruppo di Stevie Winwood, Eric Clapton e Ginger Baker. A questo punto è toccato a Terry Robb, accompagnato da Aldo Banfi e dalla possente sezione ritmica dei CrossFires. E’ stato un set incredibile. Mai visto alle nostre latitudini un chitarrista stratosferico come Robb, un vero stregone della sei corde, con un fingerpicking assolutamente sbalorditivo. Ciò che ha mostrato ha dell’incredibile sia alla chitarra elettrica che all’acustica, dove ha sciorinato tre brani, passando dal blues canonico al ragtime, con una padronanza dello strumento ed una velocità d’esecuzione stupefacenti. Ascoltandolo ad occhi chiusi si aveva la netta impressione che i chitarristi sul palco fossero almeno due! Pubblico prima incredulo, poi giustamente in visibilio e bis richiesti ad alta voce. Robb ne ha confezionati due ed il primo è stata un’interpretazione da brivido di “Hey Joe” di hendrixiana memoria. A chiudere la prima parte della serata la “regina del blues britannico Dana Gillespie, graffiante ed in forma come ai vecchi tempi. Accompagnata dai CrossFires al gran completo, con in più J.C. Hapro all’armonica, ha essenzialmente proposto brani originali di stampo rhythm’n’blues e funky.
Dopo una breve pausa per il cambio palco è toccato all’annunciata big star della serata, il leggendario tastierista degli Yes, Rick Wakeman. Il Mago Merlino del progressive ha riproposto la scaletta di Estival, ma con arrangiamenti chiaramente progressive rock, con i Nere, una band collaudatissima ed in forma smagliante. Concerto incentrato su tre suoi lavori solisti degli anni ‘70 “Le sei mogli di Enrico VIII” “Journey to the center of the earth” e la saga di Re Artù. Cinque lunghi brani per evidenziare ancora una volta la classe innata di questo musicista ed il fatto che la rivisitazione del progressive (si pensi anche allo splendido concerto di Steve Hackett a Lugano) è tutto fuorché uno sterile esercizio per musicisti privi di ispirazione, anzi!
Seconda serata all’insegna del trio rock-blues più canonico. Apripista la John Lyons Band, che si ispira essenzialmente al Texas blues di Stevie Ray Vaughan (tre le cover proposte del chitarrista texano) e al blues venato di funky di Robert Cray. Set suonato col cuore e apprezzato dal pubblico.
A chiudere la due giorni di Maggia la RedEye Band di Danny Bryant, chitarrista albionico, già ammirato in avverse condizioni meteorologiche lo scorso anno a Moghegno. Come abbiamo avuto modo di scrivere allora Bryant è impressionante alla chitarra, sanguigno e trascinante sul palco ed ha saputo catturare gli spettatori presenti, proponendosi ancora una volta come un vero e proprio “guitar hero” di altri tempi. Dotato di una voce graffiante e di un’abilità tecnica sbalorditiva alla chitarra, sposata ad una fantasia senza limiti negli assolo, riesce praticamente da solo a tenere la scena, inondando il pubblico di cascate di note. Lasciandosi guidare dal suo intuito (non vi è mai una scaletta definita per i suoi concerti) a Maggia ha proposto essenzialmente brani tratti dai suoi ultimi lavori “Days like this” e “Black and white” non disdegnano reinterpretazioni di “classici” del rock-blues. Nello stile e nel sound ricorda più che altri Gary Moore, con un occhio più attendo per le “ballads”, che riescono a smorzare (in senso positivo) la sua innata irruenza, che lo porta a volte a suonare sopra le righe. Nei brillanti e lunghi assolo affiorano alla memoria anche omaggi a eroi indimenticabili del British rock-blues, in primis il mai troppo rimpianto Rory Gallagher, a dimostrazione del grande rispetto che egli nutre per la tradizione. A chiudere questa indimenticabile settimana al Ristorante Turisti di Bignasco i Melody Makers di Emanuele Fizzotti. Il gruppo ha proposto un’interessante incursione in diversi generi musicali (per lo più rhythm’n’blues e funky), tenendo comunque come caposaldo il blues. Settimana prossima il “carrozzone” si sposta a Giumaglio. Non perdetevi la Climax Blues Band e soprattutto il possente trio di Alvin Youngblood Hart, ritenuto giustamente il vero erede di Jimi Hendrix!

Melody Makers

Blues come punto di partenza per un viaggio musicale...

Il gruppo nasce dalla voglia di proseguire il camino delle “Zip Fastener” da Attilio Gili, ed Emanuele Fizzotti (già chitarrista della Treves Blues Band). Il Blues non viene inteso come sterile ripetizione dei soliti tre accordi, ma come punto di partenza per un viaggio attraverso generi musicali diversi, come Swing, Rock, Rhythm&Blues e Funky. La formula nuova è stata un successo …

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