14.07.2010, Moghegno

Zach Prather, Dwayne Dopsie & the Hellraisers

Zach Prather e Dwayne Dopsie scatenati al Magic Blues

E' toccato nuovamente a Moghegno aprire le settimane dei doppi concerti sulle piazze della Vallemaggia. Pubblico numeroso e soddisfatto per quanto il producer Hannes Anrig ha proposto in cartellone. Prima serata all'insegna del sound duro. Dapprima gli Slight Return, il valido gruppo di Zach Prather, musicista con alle spalle collaborazioni d'eccezione con Screamin' Jay Hawkins, Etta James e Luther Allison, cresciuto sotto l'ala protettiva addirittura dell'immenso Willy Dixon, suo mentore. Il concerto ha confermato la passione per il Blues della Windy City con doverosi omaggi ai capostipiti del genere, non disdegnando comunque incursioni nel British Blues-rock targato '70. Prather ha confermato tutto quanto di positivo si scrive di lui. Chitarrista grintoso, mai scontato, la sua esperienza gli permette assolo lunghissimi, senza mai perdere il filo del discorso. Lo stesso dicasi del bravo tastierista Chris Heule, alterego del leader . In scaletta brani tratti dal suo disco "Freak" alternato a rivisitazioni di brani famosi di Elmore James ("The sky is crying") e Howlin' Wolf ("Smokestack lightning"). Set di quasi due ore, tanta era la gioia di suonare del combo, che ha fatto assaporare ai fans la magia e l'immortalità dei grandi del Chicago Blues. Di diverso tenore il concerto proposto dall'attrazione della serata, quel Dwayne Dopsie, figlio d'arte, che ha dato allo stile Zydeco, ereditato dal padre, una forma molto (ndr troppo) vicina allo scatenato Rhythm'n'blues tanto da poter azzardare per la sua musica la denominazione di Hard Zydeco. Al di là di alcuni problemi tecnici Dopsie, abile entertainer, ha dimostrato tutto il suo virtuosismo quale fisarmonicista, con alle spalle una band, gli Hellraisers, di tutto rispetto. Vari siparietti hanno fatto da contorno e coinvolto gli spettatori. Concerto divertente e infuocato, tipico del Rhythm'n' blues appunto, a cui manca però quella profondità d'animo e quella "sofferenza", caratteristica prima del Blues offerto in apertura da Zach Prather.

Dwayne Dopsie & the Hellraisers

Il figlio del Re dello Zydeco, Alton Rubin Sr.

Cresciuto a Lafayette, nella mecca dello Zydeco, già a 7 anni Dwayne, spinto da suo padre, imparò a suonare la fisarmonica. Finita la scuola divenne membro fisso della formazione del padre, percorrendo le strade dell’America, dell’Asia e dell’Europa. Alla morte del padre ereditò la Band e con i suoi Hellraiser ha già girato mezzo mondo, riuscendo, ogni qualvolta imbraccia il suo strumento, ad entusiasmare il pubblico. Ai suoi concerti lo “steccato”che separa musicisti e pubblico viene subito superato e ogni spettacolo diventa un party vero e proprio. Il suo motto è: “It’s all about having a good time”.

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Zach Prather

Incise a soli 16 anni il suo primo disco a Chicago

Gli appassionati del british blues-rock apprezzano la musica di Zach Prather quanto gli amanti del Chicago blues. Il suo stile unico di coniugare questi due mondi ci riporta ai fasti delle mitiche London sessions inzio anni ’70 di Howlin’ Wolf e di Muddy Waters o al sound di “Driving blues riffs” degli Humble Pie. Il L.A. times dice di lui: “The new bad boy of the blues”.

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