31.07.2014, Bignasco

King King, Spin Doctors

Grandi Spin Doctors, poco convincenti i Nazareth

A Bignasco convincente la seconda serata con gli Spin Doctors e soprattutto i "semisconosciuti" ma bravissimi King King
Sarà stato il freddo di questo "luglio anomalo" o il fatto che il Ticino non porta loro bene (furono fischiati a Losone negli anni '70), ma il fuoco sacro che i Nazareth dovevano portare seco si è perso chissà dove e il loro set è risultato inferiore alle molte attese dei fans, che ricordavano l'energia del loro heavy rock melodico, vicino a gruppi quali Deep Purple e Uriah Heep. Potrebbe essere anche la conseguenza che della formazione originale non sia rimasto che il bassista Pete Agnew. Certo che il pubblico del Magic blues (di nuovo foltissimo) meritava più di un concerto di routine. Brani noti e arcinoti suonati in modo pulito, però con poca partecipazione. Il nuovo vocalist, forse ancora in fase di rodaggio, non ha convinto e sappiamo l'importanza del cantante in un gruppo di questo genere musicale. In apertura di serata la Charlie Morris Band con il suo mix di swing, blues della Louisiana e soul, venato di accenti jazz. Musica molto "relax", che conferma che il gruppo è più da piccolo club che da palco open air.
Di tutt'altro tenore la seconda serata con gli Spin Doctors, di nuovo in pista nella formazione originale una volta guarito dal problema alle corde vocali l'istrionico cantante Chris Barron. Il concerto è risultato double-face, ma a conti fatti il pubblico ha apprezzato la verve del quartetto nel quale spicca l'importante lavoro "di raccordo" del bassista Mark White. Accanto ai brani noti (Little can't be wrong) e meno noti con solida base punk/funk intrisi di grunge e alternative rock, che è il genere proprio alla band, il quartetto di New York ha presentato anche brani tratti dal loro ultimo lavoro If the river was whiskey, un album di fatto molto blues. Dal vivo si nota come questo genere musicale scorra sì nelle loro vene, ma non abbia ancora raggiunto il centro nevralgico, soprattutto per il fatto che gli assolo alla chitarra di Eric Schenkman risultano troppo spigolosi ed hanno poco a che fare con il blues. In apertura magnifica sorpresa con i King King, gruppo anglosassone che poggia sulle possenti spalle del leader Alan Nimmo, ottimo sia come chitarrista che cantante. Con la loro musica, un solido mix di blues, soul e rock classico, chiaramente retaggio degli anni '70, hanno subito catturato una piazza, apparentemente sonnacchiosa, che li ha seguiti con calore per tutto il concerto. Per chi vi scrive il gruppo più convincente della due giorni di Bignasco, da seguire assolutamente, nella speranza di rivederli magari come main act nei prossimi anni.
Appuntamento ora mercoledì e giovedì a Avegno (con appendice venerdì per gli Swiss Blues Awards) con un ritorno a sonorità più in linea con il target della rassegna. Arrivano i gruppi delle due cantanti Lakeetra Knowles e Dana Fuchs.

King King

La miglior Blues Band anglosassone

Ascesi come una cometa nel cielo anglosassone del blues-Rock i King King hanno ottenuto il premio quale miglior gruppo al “Britsh Blues Awards 2012” e per il miglior disco del 2012, con il loro primo album “Take my hand” (cinque stelle per il Maverick Magazine), un disco che spazia dal puro Soul alle pulsazioni Rock, tutto circondato da un Blues pieno di sentimento e furore. Dalla prima tournee (2009) i King King si sono creati un gran seguito di fans tra gli appassionati di Blues e di Rock. La definitiva consacrazione è avvenuta nel 2011 con una strepitosa esibizione al rinomatissimo “Peer Blues Festival” in Belgio. L’eco di questa performance si è subito espansa in tutta Europa. La forza trainante del gruppo è Alan Nimmo, un chitarrista e cantante fuoriclasse. Cresciuto nella natia Scozia con la musica di Muddy Waters e BB King, con i fidi Lindsay Coulson al basso elettrico e Wayne Proctor alla batteria saprà catturare anche lo spirito della valle e gli appassionati indigeni del Blues con la sua irresistibile carica.

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Spin Doctors

It rocks like a rodeo bull…

Gli “Spin Doctors”, formatisi nel 1988 a New York, inglobano sin dagli albori influenze Funk, Jazz, Rock anni ’70, Grunge e Folk. Una paletta ricchissima, che li ha proiettato al successo già con hits quali “Two princes” “Jimmy Olsen’s Blues” e “Little Miss can’t be wrong”. Agli inizi degli anni ’90 figuravano tra i gruppi con più apparizioni in televisione. Il loro album “Pocket full of Kryptonite” è tra i cento dischi più venduti di quel decennio. La band si sciolse nel 1999, a seguito della malattia alle corde vocali che colpì il cantante Chirs Barron. Si riformarono nel 2001, una volta guarito Barron, e da allora gli “Spin Doctors” continuano, fra alcune pause di creatività, a girare il mondo in lungo e in largo sia negli States che in Europa. E’ fresco di pubblicazione (2013) il nuovo lavoro, molto bluesy e vicino alle sonorità degli esordi, “If the river was whiskey”. Dal vivo il quartetto si dimostra compatto con per tutti i membri ampi spazi di libertà, senza comunque stucchevoli e lunghi assolo. Alla prima esibizione al “Vallemaggia Magic Blues” sapranno sicuramente entusiasmare i fans del Blues più vicino al Rock.

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