15.07.2015, Giumaglio

Keith Thompson Blues Power Band, Playing for Change

Giumaglio nel segno della pace e della fratellanza dei popoli

Dopo la straordinaria ouverture di Brontallo le due serate di Giumaglio hanno aggiunto ulteriore qualità all'edizione 2015 del Magic Blues e avanti di questo passo (e non ne dubitiamo) sarà davvero, come scritto nella presentazione, la migliore edizione di sempre. Tra il pubblico notato il presidente della Blues Foundation di Memphis.
La prima serata si è svolta nel segno dei Playing for Change, che hanno convogliato a Giumaglio un numero di spettatori assolutamente inatteso, visto che a Locarno in contemporanea suonavano Ben Harper e Bob Dylan! E' ormai assodato che la rassegna valmaggese ha i suoi fedelissimi e in numero crescente sono soprattutto i Ticinesi. Non può che essere un buon segnale! Dicevamo dei Playing for Change: il gruppo multietnico da anni, con la propria proposta musicale, intende lanciare un messaggio di pace e fratellanza per un mondo migliore e senza barriere (n.d.R. purtroppo sempre più utopistico con i tempi che corrono). Anche a Giumaglio la solida ed affiatata band ha snocciolato una nutrita serie di cover, anche molto note quali "Pata pata" di Miriam Makeba, i brani soul per eccellenza "Sitting on the dock at the bay" e "Stand by me", tutte trasformate e per nulla stucchevoli, grazie all'abilità dei musicisti (bravo Roberto Luti alla solista) nel creare ritmi semplici e accattivanti e alla grande presenza scenica dei quattro mirabili vocalist, a cominciare da Grandpa Elliott Small, leader storico del gruppo. Dunque festa grande in piazza, gente felice, che, malgrado il caldo afoso, non smetteva di ballare ai ritmi incalzanti propinati dai due percussionisti. In apertura il British Blues di Keith Thompson. Assecondato dalla granitica sezione ritmica della Climax Blues Band, con il bassista Neal Simpson in bella evidenza, il leader ha proposto una serie di brani usciti dalla sua penna (non particolarmente memorabile), destreggiandosi invece da par suo alla chitarra. Chiari i rimandi a Rory Gallagher nei suoi assolo. Musica suonata molto bene, ma resta il dubbio che ormai i molti Power trio in circolazione abbiano già "suonato" tutto quello che c'era da offrire e in generale a queste band manca il sacro fuoco degli anni '70. Non per nulla il momento "più emozionante" è stato il bis, con veloci citazioni a raffica di "Layla" di Eric Clapton e Duane Allman, "Black night" dei Deep Purple,"Purple haze" dell'immancabile Jimi Hendrix e persino i Wishbone Ash di Andy Powell.
Il clou della seconda serata era naturalmente la Band of Friends, arricchita per l'occasione dalla presenza di un secondo chitarrista, Tolo Marton, da sempre ammiratore di Rory Gallagher, del quale sono praticamente tutti i brani (ad eccezione di due composti da McAvoy) con i quali la band ha "inondato" la piazza di Giumaglio. Rispetto al concerto di due anni or sono a Maggia il trio è parso più coeso e ne ha guadagnato in intensità lo show. Pura adrenalina e pubblico in visibilio con Ted McKenna (batteria) e Gerry McAvoy (basso) a formare quella che possiamo considerare una delle miglior sezioni ritmiche rock-blues in circolazione e Marcel Scherpentzel sempre più bravo alla chitarra e alla voce. Chiudendo gli occhi si poteva a tratti pensare di sentire proprio al voce e l'indelebile marchio della chitarra di Rory Gallagher. I brani proposti risalgono soprattutto al periodo 1976-1982 dell'irlandese, quello di Photofinish e Top priority per intenderci. Lo si comprende anche per il fatto che a quei tempi alla batteria sedeva proprio McKenna. Set molto lungo con un finale memorabile, un duello all'ultima nota dei due chitarristi in Shadow play e Bad penny. Interruzione forzata a mezzanotte e venti, per evidenti ordini di polizia. Il "master of ceremony" McAvoy avrebbe certo continuato a suonare fino alle ore piccole! Scorte anche magliette raffiguranti lo scomparso Gallagher tra il pubblico, ancora una volta accorso a riempire l'accogliente piazzetta di Giumaglio. A completare la grande serata di musica ha contribuito anche l'opening act, con gli ospiti teutonici dello scambio Swiss e German Blues Award: i Cologne Blues Club dell'ottimo chitarrista Timo Gross, da poco entrato a far parte del Club, dotato anche di una voce interessante. Assente il possente batterista Frank Burns, i quattro hanno proposto un solido set di Blues urbano, con passione e brani rigorosamente originali, stile Chicago con leggere influenze Stax. Vista la presenza di un armonicista il primo nome che viene in mente per situare il sound del quartetto, senza voler fare paragoni improponibili, è quello del grande Billy Branch. Positiva la risposta della piazza.
E settimana prossima a Maggia grande attesa per quello che potrebbe essere il miglior concerto del Magic blues: mercoledì 22 luglio Mike Zito con i Wheel, imperdonabile perderlo.

Keith Thompson Blues Power Band

L'inizio della carriera di Keith Thompson si situa negli anni '70, periodo nel quale con la sua band si fa apprezzare grazie a concerti tirati, maditi di sudore. Da allora il solido chitarrista e cantante inglese, ha sempre avuto mano felice nella scelta dei suoi gregari. Infatti il bassista Neil Simpson e il batterista Roy Adams da anni sono membri fissi della famosa Climax Blues Band (al Vallemaggia Magic Blues nel 2009). Di spessore anche il suo lavoro in qualità di musicista di studio, che ha portato in questi quaranta anni Thompson a far parte di numerosi (e anche famosi) progetti, tra i quali ricordiamo i gruppi Mott the Hoople e Humble Pie e artisti del calibro di Eric Clapton, Robert Plant e Stevie Winwood. Sono ben più di 100.000 i dischi di sue produzioni venduti nel mondo. Al Vallemaggia Magic Blues, nella migliore tradizione British, proporrà un solido Blues-Rock fatto di brani originali di spessore e di arrangiamenti di alta classe, suonati da una band molto affiatata. Non per nulla siamo al cospetto di musicisti tra gli ultimi testimoni diretti dell'epoca d'oro di questo genere musicale.

Playing for Change

Playing for Change: ovvero come grazie alla musica si possa unire uomini da ogni dove e lavorare per la pace e la speranza per un domani migliore

Grandpa Elliott (all'anagrafe Elliott Small) è un veterano della scena Blues di New Orleans, che negli anni '60, trasferitosi a New York, ha l'occasione di lavorare con gruppi famosi quali i Temptations e i Dixie Cups. Tornato però deluso da quegli anni nella propria New Orleans, dal 1980 decide di divenire musicista di strada. Torna alla ribalta nel 2007 quando il produttore Mark Johnson decide di mettere in piedi il progetto "Playing for Change", di cui Grandpa Elliott diventa il lead vocalist e membro stabile. Per il resto il gruppo si compone di musicisti provenienti dai quattro angoli del globo e ogni anno affronta una tournee mondiale sempre con nuovi musicisti, che si aggiungono al nucleo base. Il repertorio si compone di brani "stranoti" e di altri meno conosciuti reinterpretati dall'ensemble. Il progetto nel frattempo si è allargato ed in collaborazione con la Love Foundation ogni anno in settembre si tiene il "Playing for Change day" che ha quale scopo quello di accomunare sul palco e in piazza persone di origine geografica, politica, religiosa ed ideologica diverse e superare, grazie alla musica, tutte queste barriere. E' con grande piacere che il Vallemaggia Magic Blues accoglie quest'anno a Giumaglio un evento d’importanza planetaria.

Website