23.07.2015, Maggia

Wes Mackey, Laurence Jones

Mike Zito & Wheel conquistano Maggia con la loro esplosiva miscela di Southern Rock, Funk e Texas Blues

Il Magic Blues prosegue sui migliori binari. La due giorni di Maggia ha aggiunto ulteriore qualità all'edizione 2015, soprattutto grazie a Mike Zito e Laurence Jones. Di gran qualità anche i due opening acts.
Chi lo ricordava qualche anno fa con la Royal Southern Brotherhood aveva già intuito la classe e le potenzialità di Mike Zito, da molti critici considerato una delle migliori proposte rock-blues in circolazione. Maggia lo ha confermato in tutto e per tutto. Musicista in stato di grazia, tecnica sopraffina alla chitarra, assolo da deliziosi a vibranti e dove finalmente prevale la melodia, gran voce, scrittura musicale di alto livello, poche cover ben calibrate (un medley di "Bootleg" e "Born on the bayou" curioso omaggio ai Creedence Clearwater Revival), componenti della band all'altezza del leader (in gran spolvero Jimmy Carpenter al sassofono): disponiamo il tutto su di un piatto ed ecco servita una sopraffina "cenetta" in un ristorante cinque stelle! Musica intrisa di Southern rock, ritmi funky e radici Texas boogie per un concerto tiratissimo dall'inizio alla fine. E' un brano lento a meritarsi però la palma del migliore: l'intenso "Pearl river", vincitore di un Blues award, con un assolo di chitarra di bellezza cristallina, da pelle d'oca. In scaletta molti brani tratti da "Gone to Texas" (ormai la sua seconda patria) e dal live "Songs from the road". Particolarmente intenso "Rainbow bridge" con un gran lavoro alla slide. Mike Zito ha regalato il miglior concerto del Magic blues 2015. Già dalle prime note gli spettatori competenti si sono accorti di essere al cospetto di un grande del Blues contemporaneo! A scaldare i motori uno dei migliori chitarristi svizzeri, Philip "Bluedög" Gerber con il suo potente quartetto Dözg, nel quale alla batteria sedeva il bravo Freddy Steady, già con i Krokus. Lui stesso definisce la sua musica "Loud and dirty blues"! C'è voluto poco per svegliare la piazza di Maggia e scaldarla per lo show di Zito. Torridi brani tutti usciti dalla penna del leader per un sound rock-blues, virato verso l'hard rock, quando sul palco è salito Leo Leoni, chitarrista dei Gotthard. Dimenticandosi però di essere l'opening act per Mike Zito e lasciandosi prendere la mano dall'entusiasmo loro e del pubblico, il gruppo ha trascinato troppo a lungo il set, sfociato in una jam conclusasi con un medley (non memorabile) di "Whole lotta love" e "Rock'n'roll" dei Led Zeppelin, che nulla ha aggiunto a quanto di buono mostrato prima. Il menu della seconda serata offriva il concerto del trio del pluripremiato Laurence Jones, considerato da molti critici il volto innovatore del British Blues, erede designato di eroi quali Rory Gallagher e Jimi Hendrix ( vedi "All along the watchtower" di Dylan reso nella versione di Hendrix con una sezione centrale costruita su una miriade di citazioni e "Bullfrog blues" di Gallagher). Occhio di riguardo anche oltreoceano: le sue figure di riferimento sono Stevie Ray Vaughan e Buddy Guy. Lo stile "ruvido" e la sua impressionante velocità sul manico rimandano proprio ai guitar heros citati. Molti i brani tratti da "Temptation" e "What's it gonna be", il primo prodotto da Mike Zito, con la sezione ritmica della Royal Southern Brotherhood. Grande entusiasmo tra il pubblico per i lunghi assolo al vitriolo di Jones, ben supportato dalla sezione ritmica, nella quale spicca il fenomenale bassista Roger Inniss. Simpatici e divertenti i siparietti tra i due. Dobbiamo d'altro canto ammettere che Jones, preso dall'entusiasmo giovanile, a tratti si è lasciato andare ad effetti di puro virtuosismo un po' esibizionistici e ciò non giova mai alla musica. Peccato veniale per un ventiquattrenne, che se saprà migliorare la già buona qualità della scrittura, porterà nuova linfa ad un British blues che stenta a rinnovarsi. Il brano migliore: "Fall from the sky" ,ancora un lento, in chiusura di concerto, che via via si infiamma, grazie al suo assolo migliore. Lungo bis con omaggi a Gallagher e a B.B. King. In apertura dalla South Carolina la simpatia di Wes Mackey, gentleman del Blues, che ha diviso il palco con mostri sacri quali Muddy Waters, Jimmy Reed e John Lee Hooker, dei quali porta avanti con coerenza il discorso. Con il suo Blues Train (ottima spalla l'armonicista Kreso Oremus) ci siamo immersi nel Chicago Blues e grazie ad una scaletta ben calibrata, con brani autobiografici ("Life is a journey"), egli ha conquistato tutto il pubblico presente, accorso di nuovo in massa. Un concerto quasi d'obbligo dopo l'ubriacatura funk e rock della sera precedente. Settimana prossima a Bignasco la due giorni marcatamente rock. Attesa per il ritorno degli Uriah Heep e per i Quireboys, una prima in valle. Opening acts i nostri Andrea Bignasca e Pink Jelly Bean.

Laurence Jones

Laurence è un ponte tra Eric Clapton e Buddy Guy - è un vero genio…

A dirlo è nientemeno che Walter Trout. A 22 anni è il più giovane ed interessante esponente del rinvigorito British Blues. La lista dei musicisti che lo hanno influenzato è il top dei top; basta scorrerla: Eric Clapton, Rory Gallagher, Buddy Guy, Albert Collins, Walter Trout e Gary Moore. Nel 2014 ha vinto lo "Young artist of the year" ai British Blues Awards a Colne. L'album di esordio "Temptation" è stato prodotto da Mike Zito nei Docksidestudios in Louisiana. Malgrado la giovane età ha alle spalle già innumerevoli shows con il suo power trio, facendo anche da opener per Pat Travers e Buddy Whittington (ex-chitarrista di John Mayall), gli ha permesso di farsi un nome anche sul continente. Gli esperti della Radio 2 della BBC hanno paragonato il suo sound a quello di un giovane Robin Trower. Al Vallemaggia Magic Blues possiamo aspettarci un giovane leader con una miriade di "killersongs" in valigia. Non dubitiamo che lascerà un segno indelebile.

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Wes Mackey

Un bluesman davvero unico

Figlio di un pastore battista Wes Mackey è nato nel profondo Sud degli States. Il mestiere lo ha appreso dai "vecchi" bluesman, con i quali era solito passare parecchio tempo nei club, dove ha fatto proprio il loro stile di vita. Ha avuto la fortuna di aprire concerti di grandi artisti quali John Lee Hooker, Muddy Waters e Jimmy Reed. Innumerevoli le sue tournées e registrazioni in patria, per poi approdare anche nel circuito europeo con concerti in Francia e Russia. Trasferitosi in Canada, dove ha costruito la sua famiglia e ha posto le basi per la sua solida e lunga carriera solista. Malgrado sia ormai 65enne e con 45 anni "on the road" non si sente per nulla stanco, anzi ritiene che la sua carriera cominci solo ora. Wes Mackey canta, suona la chitarra e nel contempo si serve di un pedale per il basso, riuscendo così, in trio, ad esprimersi come se fosse alla testa di un quartetto. La sua simpatia contagiosa lo ha sempre "costretto" a lunghi bis e la gente difficilmente lo lascia scendere dal palco. Conoscendo il calore del pubblico del Vallemaggia Magic Blues….

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