30.07.2015, Bignasco

Pink Jelly Bean, Uriah Heep

Al Magic Blues "It's only Rock'n'roll, but I like it"

Bignasco è ormai assurto a simbolo dell'hard rock. Dopo i Nazareth e gli Spin Doctors, per questa edizione i promoter hanno puntato sui poco noti (almeno alle nostre latitudini) Quireboys e sugli inossidabili Uriah Heep. Alla prova dei fatti l'esito è risultato migliore rispetto alle due scialbe esibizioni dello scorso anno.
I Quireboys, con trent'anni di carriera alle spalle, hanno confermato quanto di positivo si legge di loro sulle riviste specializzate. Hanno saputo divertirsi e divertire il pubblico, presente in buon numero, con un sound duro e compatto, visto il loro background Sleaze metal. A conti fatti però nulla di nuovo. E' un sound già ascoltato in contesti più consoni negli anni settanta. Il sestetto si rifà, oltre che ai più "classici" Rolling Stones, a gruppi come i Guns'n'Roses (epigoni di questo genere) e ai Faces di Rod Stewart, al quale si ispira il frontman Spike, sulle cui "ruvide" qualità vocali e di showman poggia in primis la band. Di rilievo dal lotto i brani "Mona Lisa smile" e "Seven o'clock" tratti dai primi lavori. Ad aprire la serata un musicista di casa nostra, il bravissimo Andrea Bignasca, chitarrista e songwriter, vincitore di "Palco ai giovani 2014", presentatosi solo sul palco. I brani proposti sono dell'artista stesso, con poche cover (Beatles, Queen e il suo "mentore" Springsteen) e risultano molto incisivi. Gran voce "nera", riffs secchi alla chitarra e ritmo incalzante alla grancassa trasformano la One man band in un gruppo vero e proprio. Inizio "forte" con "John the revelator" per sola voce! Pregnanti "Trouble" e "The burning and the flood". Un musicista coi fiocchi. Teniamolo d'occhio. A ottobre uscirà il suo cd di esordio, che ospita il grande batterista Omar Hakim.
Folla oceanica per la seconda serata nel segno degli Uriah Heep, di ritorno al Magic Blues dopo il concerto "bagnato" di Cevio nel 2011. Mick Box e soci hanno ribadito di attraversare un periodo di creatività, evidente all'ascolto dell'ultima fatica e sulla quale hanno imbastito metà del concerto. Non sono mancati i vecchi cavalli di battaglia, ormai degli standard del Prog hard rock! Ad onor del vero non tutto è filato liscio. Il forte volume del suono, voluto dai loro tecnici, con basso e batteria a schiacciare il resto degli strumenti, del tutto inadatto all' "angusta" piazza di Bignasco, non ha permesso di apprezzare fino in fondo il concerto. Inoltre è risultato stucchevole ed interminabile l'assolo combinato di chitarra e batteria a metà concerto. Opening act i locarnesi Pink Jelly Bean, che richiamano gli AC/DC. Di buon auspicio i progressi messi in mostra dal quintetto, recente secondo classificato a "Palco ai giovani". Tra le cover un interessante "All right now" dei Free, trasformato in un brano heavy! Settimana prossima si chiude ad Avegno questa riuscita edizione diel Magic Blues. Mercoledì, dopo Mighty Mo' Rodgers (cultori del blues non mancate questo appuntamento!), di scena il Johnny Cash Roadshow. Giovedì tutto al femminile, con Elli De Mon e il ritorno della fascinosa e brava Dana Fuchs.

Pink Jelly Bean

Una band Hardrock ticinese dura e pura

I PJB hanno un mentore di tutto riguardo, il chitarrista già dei Krokus Many Maurer. Ciò ha permesso al gruppo, già con il primo singolo "Down down" (del 2013) di essere catapultati tra i migliori gruppi nella ipotetica classifica dell'Hardrock elvetico. Attivi dal 2011 si fanno apprezzare dal pubblico grazie a numerose esibizioni dal vivo. Finalisti al "Palco dei giovani" rapidamente guadagnano attenzione anche nel resto della Svizzera, raggiungendo la semifinale al concorso WOA "Swiss Metal Battle". Il sound è un rock fresco e dinamico con riffs che rimandano soprattutto agli AC/DC. Il gruppo sta lavorando al secondo disco "Dirtyweet" che dovrebbe essere disponibile al Vallemaggia Magic Blues, visto che l'uscita è prevista nella primavera 2015.

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Uriah Heep 2011

Torna uno dei primi gruppi Hardrock della scena britannica - come sempre lo spettacolo è garantito

Chi non conosce gli Uriah Heep (dal nome di un personaggio del "David Copperfield" di Charles Dickens), capostipite dello Heavy progressive britannico? Assieme ai Led Zeppelin, ai Deep Purple e ai più "Heavy metal" Black Sabbath la band, ora capitanata da Mick Box (unico superstite della formazione originale), forma il quartetto dei padri fondatori della scena hard anglosassone. Son oltre 30 milioni i dischi venduti in questi 44 anni di carriera. Chi tra gli amanti del Rock non ha mai sentito brani quali "Lady in black" "Wizzard" e "Gipsy" o non ha mai ascoltato dischi quali "Demons and wizards", "Look at yourself" o "Salisbury"? Il fatto di non essersi mai del tutto sciolti in tutti questi anni ha fatto degli Uriah Heep la più importante e influente band che oggi esista in Gran Bretagna. Il loro sound poggia soprattutto sulle voci e sulle sonorità dell'organo. Ciò lo rende più vicino a quello dei Deep Purple e molto diverso dai Led Zeppelin e dai Black Sabbath, marchiati dal sound di due fenomenali chitarristi. Con l'inserimento in formazione del batterista Russell Gilbrook gli Uriah Heep sono tornati in forma smagliante e l'ultimo disco è considerato dalla critica e dai fans uno dei migliori della loro sterminata discografia! Questi pionieri dell'Hardrock sono di nuovo pronti ad infiammare il Vallemaggia Magic Blues e quello che stupisce è la freschezza ad ogni esibizione. Non vi è nulla di nostalgico o retro, o peggio ancora di routine in quello che Mick Box e compagni propongono.

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