12.07.2017, Giumaglio

Marco Lenherr & Groovie Mood, The Reverend

Giumaglio tra Blues del nuovo millennio, suoni heavy e il nuovo sound dei Nine Below Zero.

Dopo la riuscita ouverture di Brontallo le due serate di Giumaglio hanno aggiunto ulteriore spessore al Simply Magic Blues. Il pubblico sembra apprezzare le molteplici sfaccettature del Blues e dintorni.

Due serate assai diverse tra loro, con quella di mercoledì a chiudere addirittura con un concerto Hard rock del reverendo Lionel Raynal. Il pubblico del Magic Blues ha finalmente avuto l’opportunità e il piacere di ascoltare i Groovie Mood di Marco Lenherr, fisarmonicista e cantante di casa nostra. Rispetto al recente passato il quartetto è parso più compatto, compiendo importanti mutamenti stilistici e, accanto a brani originali anche curiosi, virando verso rivisitazioni in chiave odierna di classici del blues. Allora via a cover quasi irriconoscibili, impreziosite da accenti rock, funk e persino rap, con pregevoli e funambolici interventi solistici del sorprendente Alessandro Merigo alla chitarra. Occasione dunque di riascoltare tra le altre Spoonful in versione speedy e il Bo Diddley di Who do you love con un finale rappato. Un concerto pregevole, con un gruppo che non ha niente da invidiare a quelli d’Oltreoceano e la nutrita schiera di persone presenti già ad inizio serata lo testimonia. I Black Network, orfani del secondo chitarrista ammirato a Cevio, si sono trasformati in un Power trio senza infamia né lode, impreziosito dalla voce roca di Raynal, molto vicina ad un Tom Waits in formato heavy. Chiari i rimandi ai mentori del reverendo, gli ZZ Top (Jesus just left Chicago). Alla fine il set è risultato troppo monocorde, basato esclusivamente su cover di classici blues, irrobustite dal sound duro del trio. Pur suscitando consensi del pubblico, le attese erano maggiori, dopo Cevio 2013. Seconda serata con la Nine Below Zero Big Band, preceduta da un quintetto germanico, i Wellbad, rivelatisi la prima grossa sorpresa di questa edizione. Pur se molto giovani mostrano una sicurezza ed una presenza sul palco da veterani e l’istrionico leader riesce d’acchito a coinvolgere il pubblico. Tutti i loro brani sono composizioni originali. Le influenze ci sono, a partire dal Tom Waits più sanguigno, Kurt Weill, i Black Crows e gli Eels, ma il tutto suona molto personale, un Blues del nuovo millennio. Continuando di questo passo sentiremo ancora parlare di loro. L’esibizione dei Nine Below Zero è stata al solito di ottima levatura. Hanno proposto i loro grandi successi e con la sezione fiati il sound ci guadagna, risultando più corposo e esaltando maggiormente la qualità della scrittura dei brani, che si trasformano ora in stile funky, ora più jazzati, ora scatenati Rhythm’n’blues. In evidenza, oltre ai due fiati, i due leaders storici, Dennis Graves, chitarrista sempre più raffinato, e l’armonicista Mark Feltham. Tra i brani da segnalare una sentita Stormy Monday (dedicata ad Hannes Anrig) e la sempre coinvolgente Riding on the L&N. Insomma una serata da incorniciare.

Marco Lenherr & Groovie Mood

...sempre più forte il desiderio di ricercare sonorità nuove e di scrivere brani propri

Marco Lenherr, cantante e armonicista, è presente sulla scena blues ticinese da oltre 10 anni. Cresciuto a Lugano, ha iniziato a suonare l’armonica ispirato dalle ritmiche e dai fraseggi funk dell’armonicista inglese Steve Baker, che lo ha accompagnato per diversi anni anche nello studio e nell’approfondimento dello strumento. Nel corso degli anni Marco ha vieppiù sviluppato uno stile suo, sotto certi aspetti unico per un armonicista, combinando ritmica con fraseggi - riffs - melodici, non da ultimo anche grazie all’influenza di artisti quali Lester Butler, Carlos del Junco e Greg Zlap. Il progetto “The Groovie Mood” parte dai blues classici, rivisitati e arrangiati in chiave più moderna, per trovare infine spazio per brani inediti che nascono dall’intreccio delle differenti esperienze musicali di ogni componente della band. Alessandro Merigo alle chitarre, Luca Ceppi al Basso e Peo Mazza alla batteria si sono uniti a Marco Lenherr per questo viaggio musicale. “Never Said” è il titolo del primo CD, che comprende, oltre a 3 brani inediti, anche numerose registrazioni dal vivo. Insomma, ambiente da Juke Joint grazie ai brani classici di Jimmy Reed, Sonny Boy Williamson II, Howlin Wolf e Muddy Waters per citarne alcuni, e sonorità funk-blues richiamate dai brani propri e dalle cover di Robben Ford, Peter Cincotti e Carlos del Junco.

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The Reverend

The Reverend: semplicemente straordinario

Con il suo formidabile gruppo aveva fatto grande impressione a Cevio dopo lo show degli Status Quo nel 2013. Finalmente ritorna con il suo personalissimo sound al Vallemaggia Magic Blues. Più di 1600 concerti e festivals in quasi 40 anni di carriera. Ha diviso il palco con artisti del calibro di Buddy Guy, Screamin’ Jay Hawkins, Canned Heat, Johnny Winter, Walter Trout, Mick Taylor, Popa Chubby, Vanilla Fudge , ZZ Top e molti altri. Ora The Reverend (alias Lionel Raynal) sta riscuotendo in tutto il mondo un successo incredibile con il suo granitico gruppo Black Network. Da jam sessions a incontri magici con Dick Taylor, Pretty Things e Lucky Peterson a Londra e con Cozy Powell e Ritchie Blackmore a New York, The Reverend arriva con il suo bastone da pellegrino del Rock e del Blues fino in Africa. Si dichiara influenzato dalla musica di Howlin’ Wolf, di JB Lenoir, dal hard rock degli MC5, dai Cactus e dagli Humble Pie e il suo incontro con Billy Gibbons (ZZ Top), gli hanno donato quella straordinaria forza per proseguire sul solco intrapreso. Anche il suo interessante lavoro “I have a dream” ospita una nutrita schiera di musicisti di prim’ordine quali Little Bob, Beverly Jo Scott e Paul Personne. Questo non fa altro che confermare il ragguardevole livello e il grande rispetto raggiunto da The Reverend. Bentornato in Vallemaggia.

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