13.07.2017, Giumaglio

WellBad, Nine Below Zero Big Band

Giumaglio tra Blues del nuovo millennio, suoni heavy e il nuovo sound dei Nine Below Zero.

Dopo la riuscita ouverture di Brontallo le due serate di Giumaglio hanno aggiunto ulteriore spessore al Simply Magic Blues. Il pubblico sembra apprezzare le molteplici sfaccettature del Blues e dintorni.

Due serate assai diverse tra loro, con quella di mercoledì a chiudere addirittura con un concerto Hard rock del reverendo Lionel Raynal. Il pubblico del Magic Blues ha finalmente avuto l’opportunità e il piacere di ascoltare i Groovie Mood di Marco Lenherr, fisarmonicista e cantante di casa nostra. Rispetto al recente passato il quartetto è parso più compatto, compiendo importanti mutamenti stilistici e, accanto a brani originali anche curiosi, virando verso rivisitazioni in chiave odierna di classici del blues. Allora via a cover quasi irriconoscibili, impreziosite da accenti rock, funk e persino rap, con pregevoli e funambolici interventi solistici del sorprendente Alessandro Merigo alla chitarra. Occasione dunque di riascoltare tra le altre Spoonful in versione speedy e il Bo Diddley di Who do you love con un finale rappato. Un concerto pregevole, con un gruppo che non ha niente da invidiare a quelli d’Oltreoceano e la nutrita schiera di persone presenti già ad inizio serata lo testimonia. I Black Network, orfani del secondo chitarrista ammirato a Cevio, si sono trasformati in un Power trio senza infamia né lode, impreziosito dalla voce roca di Raynal, molto vicina ad un Tom Waits in formato heavy. Chiari i rimandi ai mentori del reverendo, gli ZZ Top (Jesus just left Chicago). Alla fine il set è risultato troppo monocorde, basato esclusivamente su cover di classici blues, irrobustite dal sound duro del trio. Pur suscitando consensi del pubblico, le attese erano maggiori, dopo Cevio 2013. Seconda serata con la Nine Below Zero Big Band, preceduta da un quintetto germanico, i Wellbad, rivelatisi la prima grossa sorpresa di questa edizione. Pur se molto giovani mostrano una sicurezza ed una presenza sul palco da veterani e l’istrionico leader riesce d’acchito a coinvolgere il pubblico. Tutti i loro brani sono composizioni originali. Le influenze ci sono, a partire dal Tom Waits più sanguigno, Kurt Weill, i Black Crows e gli Eels, ma il tutto suona molto personale, un Blues del nuovo millennio. Continuando di questo passo sentiremo ancora parlare di loro. L’esibizione dei Nine Below Zero è stata al solito di ottima levatura. Hanno proposto i loro grandi successi e con la sezione fiati il sound ci guadagna, risultando più corposo e esaltando maggiormente la qualità della scrittura dei brani, che si trasformano ora in stile funky, ora più jazzati, ora scatenati Rhythm’n’blues. In evidenza, oltre ai due fiati, i due leaders storici, Dennis Graves, chitarrista sempre più raffinato, e l’armonicista Mark Feltham. Tra i brani da segnalare una sentita Stormy Monday (dedicata ad Hannes Anrig) e la sempre coinvolgente Riding on the L&N. Insomma una serata da incorniciare.

Nine Below Zero Big Band

La cult band Nine Below Zero torna al Vallemaggia Magic blues in formato Big Band!

Nel 2015 i Nine Below Zero hanno festeggiato il traguardo dei 35 anni dall'uscita del loro mitico primo album, "Live at the Marquee", rimasterizzato per l'occasione assieme al secondo e terzo album, quelli con la formazione originale. Della formazione di allora oggi rimangono ancora il leader, cantante e chitarrista Dennis Graves e l'armonicista Mark Feltham, che ha calcato il palco anche nella band di Rory Gallagher. Alla reunion del 1989 il gruppo comprendeva addirittura tre membri della band di Gallagher, oltre a Feltham, Gerry McAvoy al basso e Brendan O'Neill alla batteria. Da qualche anno è tornato nella band il batterista Ken Bradley, che sedeva dietro i tamburi con Graves e Feltham agli albori della loro carriera nel 1977, nel gruppo Stan's Blues Band, con Pete Clark al basso e Ken Bradley alla batteria. I Nine Below Zero hanno diviso in tutti questi lunghi anni il palco con titani quali Eric Clapton, Ray Davies (Kinks), Sting e Brian May (Queen) e sanno coinvolgere e mandare in visibilio il pubblico come pochi altri. Non per nulla l'attore Bruce Willis li ha voluti per l'inaugurazione del Planet Hollywood a Londra. Dalla scorsa estate la band è in tour quale big Band. "E' l'avverarsi di un sogno per me" dice Graves "L'energia e l'entusiasmo durante le nostre esibizioni è contagioso anche per il pubblico".

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WellBad

Testi scurrili e sound graffiante

Lo scorso anno i WellBad hanno vinto la German Blues Challenge e si sono aggiudicati li terzo posto all'European BluesChallenge tenutosi a Torrita di Siena quest'anno. Grazie a questi riconoscimenti hanno potuto suonare in Europa e negli Stati Uniti. Se cerchiamo un paragone nel mondo cinematografico allora vengono in mente registi fenomenali quali Quentin Tarantino, Jim Jarmusch o David Lynch a cui rimanda l'atmosfera dei loro brani. La voce del cantante e polistrumentista Daniel Welbat è secca quanto il terreno polveroso della Death Valley, compreso di barba irsuta e pungente come un cactus. Pur essendo di Amburgo, Wellbad ha il sacro fuoco del Blues nelle vene. I testi dei brani si ricollegano a grandi autori del secolo scorso quali Franz Kafka, Dylan Thomas, Charles Bukovski. Rainer Maria Rilke e Berthold Brecht, tematizzando argomenti quali amore, speranza, dolore, perdita e morte. Oltre al leader il gruppo è formato dal bassista Stefan Reich, dal chitarrista Lennard Eggers, dal tastierista Simon Andresen e dal batterista Basti Meyer. Loro produttore è nientemeno che Stephan Gade (Udo Lindenberg). E' uscito nel 2015 il loro lavoro discografico Judgements day.

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