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Elio Bonetti

Elio Bonetti è un pittore sanguigno, di quelli che non possono resistere al bisogno di scaricare emozioni hic et nunc, subito, senza ripensamenti. Un bisogno dettato dal desiderio di frenare un tempo mentale che diventa sempre più incontrollabile sempre più sfuggente. Questo appartiene alle persone che percepiscono l’ineluttabile passare del tempo temporale come inevitabile sottrazione al loro potenziale creativo. Il fare quindi, come impellente richiamo, come dovere, quasi a suggerire uno scenario d’emergenza. Credo sia su questo palco che si svolge l’attività pittorica di Elio. Eccoci confrontati dunque con una pittura sincera, scevra da elementi decorativi, essenziale nella sua organizzazione. Non potrebbe istaurarsi perciò maggiore aderenza, miglior legame fra intenzione e prodotto, maggiore coerenza fra pittore e pittura. Risulta facile così affermare che la poetica della sua pittura gli calza a pennello, come un abito su misura. Partiamo quindi dal gesto, elemento immediatamente rilevabile e normalmente fattore dominante nelle tele di Elio Bonetti. Ne sia prova l’andamento della pennellata decisa che spesso termina con un ritorno su se stessa. È questo un gesto che tradisce l’assenza di razionalità e di meditazione. L’immagine nasce così come per crescita istintiva, attraverso l’insistente sovrapposizione dell’impasto di colore in una continua e alternata affermazione-negazione. Questo procedimento praticato a ritmo incalzante conferisce spessore, non solamente materico, alla sua pittura consegnandole un sapore quasi scultoreo. Le forme della sua pittura vivono come le foglie sollevate, sbattute, spazzate dal fresco vento d’autunno.Forme veloci, dinamiche scaturite dal gesto consegnato alla tela con rapida decisione; ecco quindi l’insorgenza dei suoi impasti intrecciati, nodosi, impulsivi, che riportano la mente alle felici esperienze della pittura lombarda della seconda metà del secolo scorso. La composizione ricalca con insistenza la centralità del soggetto che assume importanza per la sua “solitudine” e si presenta come apparizione come forte presenza. Volti senza volto, teste di esseri anonimi, mai conosciuti, visi appena accennati, suggeriti dal gioco dei piani pittorici sovrapposti. È questo un mondo intrigante e destabilizzante nel quale, un po’ come in quello reale, non si dà mai la certezza della vera conoscenza anzi, al contrario, la realtà è spesso tradita dall’apparenza. Ecco quindi vere immagini di veri esseri viventi che a dispetto della loro inafferrabilità ci appaiono come a noi prossimi quasi a sancire che il reale non dimora unicamente nell’immediatamente afferrabile. Forse per questo la pittura di Elio Bonetti ci permette la costruzione di una nostra visione, la creazione della nostra personale realtà. Anche questa è una prerogativa fascinosa della pittura offerta a tutti coloro che ne sanno decifrare i contenuti. Nelle tele meno recenti il colore era attinto soprattutto nella gamma delle terre e il suo utilizzo attraverso l’accostamento tonale. Ne risultavano immagini caratterizzate da minor irruenza anche per la stesura più diluita dell’impasto e quindi l’ottenimento di una superficie meno materica. Ora invece il colore si è, per così dire, sincronizzato con il segno e gli viene in aiuto a compimento di una pittura maggiormente vivace. Ne scaturiscono così delle immagini calde e pastose, dinamiche e intriganti che rendono giustizia alle qualità dell’artista. Manlio Monti